Bruce Springsteen

The Promise

2010 (Columbia) | rock, songwriter

Il nastro scorre sulle bobine del registratore. Il ragazzo scruta torvo davanti a sé, con gli occhi di chi è alla ricerca di qualcosa che sembra impossibile da raggiungere. Qualcosa di cui sa bene di non poter fare a meno: perché il grido che si dibatte dentro di lui esige di trovare voce nella musica a cui sta tentando di dare forma.
"The Promise": difficile pensare a un titolo più emblematico, per riassumere l'immaginario springsteeniano. Quella promessa nascosta nella trama della realtà, quell'attesa che sembra sempre destinata a rimanere incompiuta: non parlano d'altro, in fondo, le sue canzoni. Forse è proprio per questo che, alla fine, ha deciso di rinunciare a usarlo. E, per il capitolo più tormentato della sua discografia, ha scelto il nome che tutti conosciamo: "Darkness On The Edge Of Town". Ora, dopo oltre trent'anni, quel titolo riaffiora dai cassetti in cui era stato riposto, per tenere a battesimo il disco perduto che, in origine, avrebbe dovuto vedere la luce dopo "Born To Run". Come se il tempo, invece di soffocare la promessa, l'avesse misteriosamente approfondita.

La storia è nota: dopo aver conquistato le copertine di "Time" e "Newsweek", tra il 1976 e il 1977 Bruce Springsteen si trova invischiato in un contenzioso giudiziario con il suo ex manager, Mike Appel, e per un anno è costretto a non mettere piede in uno studio di registrazione. Non una semplice questione di soldi, ci tiene ancora oggi a precisare Springsteen, ma una lotta per avere il pieno controllo della propria musica. Una musica che, nel frattempo, continua a sgorgare senza sosta: alla E Street Band in esilio basta la stanza di una fattoria nel New Jersey per trovarsi a provare le nuove canzoni, con uno spirito quasi da "Basement Tapes".
Solo una volta raggiunto l'accordo con Appel, Springsteen può finalmente entrare negli Atlantic Studios di New York, al fianco di Jon Landau. Ma prima della pubblicazione di "Darkness On The Edge Of Town" passa ancora un altro anno: un anno di lavoro maniacale e ossessivo, in cui Springsteen arriva ad avere tra le mani oltre settanta brani. Ne sceglie soltanto dieci: dieci canzoni tese e sofferte, dieci capitoli di un'unica storia. "Era il mio disco samurai", ricorda: l'album in cui mettere tutto in gioco.

I due cd di "The Promise" non hanno niente a che vedere con le raccolte di scarti che ingombrano i negozi di dischi: quello che tracciano è un vero e proprio affresco del songwriting springsteeniano nel suo snodo decisivo (a compimento della monumentale retrospettiva di "Tracks"). Una serie di brani accomunati dalla ricerca di una scrittura più asciutta e personale, capace di far dimenticare l'ingombrante etichetta di "nuovo Dylan" affibbiata al primo Springsteen: "volevo abbandonare quello stile un po' visionario per parlare più direttamente", spiega. "Alla fine di "Darkness" avevo trovato la mia voce adulta".
Per cogliere fino in fondo la portata di quelle febbrili session, l'edizione celebrativa del disco offre, oltre alla versione rimasterizzata di "Darkness On The Edge Of Town" e agli inediti di "The Promise" (disponibile comunque anche in formato separato), una mole di oltre sei ore di immagini, distribuite su tre dvd: un concerto del leggendario tour del 1978, la rilettura integrale dell'album eseguita da Springsteen a porte chiuse nel 2009 e - soprattutto - l'affascinante documentario "The Promise: The Making Of Darkness On The Edge Of Town" di Thom Zimny, presentato all'ultimo Festival del Film di Roma. Il tutto racchiuso in una fedele riproduzione del quaderno a spirale dove Bruce annotava con compulsiva cura tutti gli appunti per la realizzazione del disco...

"Chi dice che con le mie canzoni sto scrivendo il Grande Romanzo Americano farebbe meglio a dire che sto girando il Grande Film per un drive in americano", ama rimarcare Springsteen. Non c'è episodio più cinematografico, nella sua discografia, di "Darkness On The Edge Of Town": ma rispetto al monolitico piano sequenza dell'album, le canzoni di "The Promise" mettono in mostra una carrellata di inquadrature molto più sfaccettata, dalla leggerezza dei cori di "Gotta Get That Feeling" ai sapori tex-mex di "The Brokenhearted", fino ad arrivare al romanticismo in stile Roy Orbison della ghost track "The Way".
Il sax di Clarence Clemons, lasciato volutamente in secondo piano nell'album, torna protagonista nel luccicante party di "Ain't Good Enough For You", che tra fischi e battimani reclama un posto tra i classici della E Street Band. Se l'enfasi melodica di "Someday (We'll Be Together)" sembra rifarsi al passato, in brani come "Outside Looking In" e "It's A Shame" gli schietti riff della chitarra di Steve Van Zandt gettano le basi del successivo "The River".
Per chi ha consumato i bootleg di queste registrazioni, ascoltare il suono ripulito dal fido Bob Clearmountain è un sogno che si avvera: i ritocchi aggiunti a posteriori da Springsteen rimangono sullo sfondo, facendosi sentire in maniera marcata solo in "Save My Love". Ci sono brani finiti nel repertorio altrui, come la celeberrima "Because The Night" condivisa con Patti Smith o il soul festoso di "Talk To Me", regalata all'amico Southside Johnny. Ci sono brani che hanno costruito dal vivo la loro popolarità, concerto dopo concerto, da "Fire" a "Rendezvous". E ci sono, ovviamente, le versioni embrionali dei brani "ufficiali", eloquente spaccato del meticoloso modus operandi di Springsteen (la morbida "Candy's Boy", destinata a trasformarsi in "Candy's Room", il violino di "Come On (Let's Go Tonight)", da cui nascerà "Factory").

Una collezione di brani riscattati dall'oblio che, tra le ombre di "Breakaway" e l'ardore di "Wrong Side Of The Street", rinnova la stessa epica di "Darkness On The Edge Of Town". "Volevo che i miei personaggi si sentissero consumati, invecchiati, ma non vinti": di fronte alla delusione, alla sconfitta, al tradimento dei sogni, non basta più la fuga da un "runaway american dream". "When the promise is broken you go on living / But it steals something from down in your soul", mormora Springsteen tra le orchestrazioni di "The Promise", sorta di controcanto alle confuse speranze di "Thunder Road": un tesoro nascosto vagheggiato per anni, di cui in "18 Tracks" era stata inserita solo una rilettura pianistica appositamente registrata nel 1999.
Andare al fondo della natura di quella promessa che la vita, instancabilmente, continua a lasciar trasparire: ecco la vera sfida. "There's a prayer comin' through the air / Like a shot straight through my heart / Tearin' open the evening sky / Tearin' me apart": quella lacerazione di cui parla "Save My Love" è l'unico spiraglio capace di tenere viva la fame del cuore. Credere nella terra promessa è una cosa da uomini, non da sognatori.

(28/11/2010)

  • Tracklist

Cd 1

1. Racing In The Street ('78)
2. Gotta Get That Feeling
3. Outside Looking In
4. Someday (We'll Be Together)
5. One Way Street
6. Because The Night
7. Wrong Side Of The Street
8. The Brokenhearted
9. Rendezvous
10. Candy's Boy

Cd 2

1. Save My Love
2. Ain't Good Enough For You
3. Fire
4. Spanish Eyes
5. It's A Shame
6. Come On (Let's Go Tonight)
7. Talk To Me
8. The Little Things (My Baby Does)
9. Breakaway
10. The Promise
11. City Of Night

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