The Tallest Man On Earth

The Wild Hunt

2010 (Dead Oceans) | lo-fi folk

I left my heart to the wild hunt a-comin

I live until the call

And I plan to be forgotten when I'm gone

Yes I'll be leavin' in the fall


E' difficile dire cosa sia mancato maggiormente di Kristian Matsson, il folletto svedese che prese i nostri cuori qualche anno fa col suo fulminante esordio di "Shallow Grave", ma di sicuro sarà complicato, per lui, "progettare di farsi dimenticare una volta partito". Il suo tocco sulla chitarra, gentile e guizzante allo stesso tempo, ci investe col vigore del vento e del sole del Sud (corredato della simpatica riproduzione di accento ed espressioni), insieme alla sua voce, potente e graffiante (forse addirittura irruvidita) e piena di vita, come la sua straordinaria abilità di cantautore. Suona da subito familiare, forse per il consueto metodo di registrazione, una sorta di one-take che rievoca le sue straripanti esibizioni dal vivo.
Si sarà intuito, insomma, che il secondo disco di The Tallest Man On Earth si muove sulle medesime coordinate del precedente, nella consapevolezza che il valore aggiunto della musica dello svedese di Dalarna non risiede negli abbellimenti esogeni e nella ricerca di una quantomai ipotetica "evoluzione musicale", piuttosto nell'inconfondibile dialogo del Nostro con la sua acustica e nell'eccezionale capacità di creare melodie e intrecci memorabili con due soli strumenti.

"The Wild Hunt" conserva inoltre il fascino un po' piacione, ammiccante di sensibile rubacuori nelle sue ballate d'amore, un'esplosione di vita e spavalderia giovanile, come nell'escursione "esotica" e profumata del singolo di lancio, "King Of Spain". In quest'ultima Matsson trova anche il tempo di citare scherzosamente il suo nume tutelare ("And I wear my boots of Spanish leather"), quel Dylan sul quale, a insistervi su, si farebbe torto al giovane svedese.
Verrebbe da scommettere che la tripletta iniziale rischi di esaurire le potenzialità emotive del disco, attraversando il fresco tepore dell'iniziale title track (in cui si intromette il gentile accompagnamento di un banjo), la ruspante cavalcata di "Burden Of Tomorrow", il carezzevole, ardito arpeggio di "Troubles Will Be Gone"... Invece "The Wild Hunt" non fa altro (come fosse niente!) che riprendere l'ispirazione melodica di "Shallow Grave", amplificandone probabilmente il lato solare e di apertura, come nel palpabile trasporto di "You're Going Back". Brividi nell'intimità scandita dallo stivale di Matsson che batte il tempo nella tersa ballata di "The Drying Of The Lawns", nella quale lo svedese dà un ulteriore saggio delle sue capacità di autore ("Well I've said I've sailed the frozen corners of the dark Atlantic Sea/ And I drifted on the waves and the mirage beneath/ And never have I felt such numb and pointless searchin' true/ As when I set my eyes and torched the plans on the mark of you").

Vi risparmiamo infine un'oziosa speculazione sull'originalità di questo lavoro, sul suo debito verso le ultime anse del Mississippi, sulla difficoltà degli artisti scandinavi a trovare un'identità peculiare - solo un inciso: è nel respiro di "The Wild Hunt", per metà malinconico abbandono, per l'altra (in)cosciente slancio vitale, che si apprezza il chiarore limpido della terra di Matsson.
Sarà per questo che il disco si chiude con una sofferta ballata al pianoforte ("Kids On The Run"), la prima digressione strumentale, se così vogliamo chiamarla, della breve carriera dello svedese. Si disintegra così il timore di una flessione nell'ispirazione di Matsson che, non pago, si permette anche di tratteggiare nuovi scenari per i certo promettenti anni che attendono "l'uomo più alto della Terra".

(29/03/2010)



  • Tracklist
1. The Wild Hunt
2. Burden Of Tomorrow
3. Troubles Will Be Gone
4. You're Going Back
5. The Drying Of The Lawns
6. King Of Spain
7. Love Is All
8. Thousand Ways
9. A Lion's Heart
10. Kids On The Run
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