Poi un giorno, qualcuno farà la conta delle volte in cui le atmosfere esoteriche e misticheggianti di certi Pink Floyd di fine anni Sessanta sono ritornate a far sentire tutto il loro peso durante la storia del rock… Quel giorno, qualcuno si ricorderà, magari, anche degli Eternal Tapestry, che qui aprono con una "Ancient Echoes" che la dice lunga. Una lenta, sterile ascesa, talmente scontata che potete tranquillamente skippare dopo un minuto, un minuto e mezzo, anche perché – non temete! – ripetono il giochino subito dopo ("Cosmic Manhunt"). Le evoluzioni space-fusion di "Galactic Derelict" hanno già qualche ragion d'essere in più, anche se non si va oltre il solletico, come dei La Otracina della prima ora senza carburante e con tanta spocchia. Tornano poi quei Pink Floyd di cui dicevo poc'anzi e la noia riparte, questa volta sì… verso le stelle!
Alla fine, la cosa migliore è la copertina.
11/02/2011
Songwriting robusto e dream-pop che guarda molto da vicino ai grandi del genere nell'esordio della band londinese
L'album dei ricordi dell'ex War On Drugs non sfugge ai cliché
Coerenza e immutata credibilità per un ritorno atteso quindici anni
Dalle notazioni di Sylvain Chauveau prende le mosse un itinerario elegiaco di suono e silenzio
Una musica evocativa che non ha niente da dire - e dunque lo dice, così che rifiutando d'esserlo sia poesia come serve a noi
Arrivati al sesto disco, i danesi virano verso inedite inclinazioni alt-country e psychobilly
Meno frontale, molto collettivo: un lavoro di transizione ricco di intuizioni e contraddizioni
Terzo capitolo per un progetto dal suono sempre più normalizzato