Larsen

Cool Cruel Month

2011 (Tin Angel) | post-rock

Dopo la riedizione espansa della raccolta Musm, i Larsen, pregevole vezzo dell'underground italiano (ma dal portamento cosmopolita, vedi la collaborazione con gli Xiu Xiu, XXL, l'ingaggio Young God e gli ospiti presenti in ogni loro disco) ritornano in studio per incidere "La Fever Lit" (2008). "La Fever Lit" è un disco di transizione - e di transizione alla maniera dei tardi Swans - che comincia a ritrattare il loro sound, a renderlo conteso tra post-rock con rimandi digitali che ben figurava in dischi come "Play" e che qui diventa risaputo, e parti cantate vagamente gotiche - a cura di "Little Annie" Hanxiety Bandez - con cui cercano la loro Jarboe (dopo averla ospitata in persona per "Seies").

 

"Cool Cruel Month", tre anni dopo, si focalizza attorno all'apporto di Little Annie, tanto che l'introduzione da pianobar noir di "It Was a Very Good Year" suona come una Lydia Lunch ancor più annoiata, e in "These Are the Things" la band si accomoda eterea e inetta attorno alle sue pose da cantante black-music.

Più intellettuali sono raga semi-elettronici come "Existential Joe", in cui scimmiottano i Velvet Underground (e Little Annie nei panni della Nico del caso), "Dyslexic Haiku" - la controparte pianistica di "Existential Joe" (con ben quattro minuti di preambolo ambientale) - e "Annie's Rap", il cui titolo basta in buona sostanza a descrivere il brano. In "Ohm Av. D" intervengono anche effetti vocali (voci sdoppiate lontanamente reminiscenti delle escursioni di Jane Siberry, ma senza la sua complicità imprevedibile). Relax senza poesia.

 

Solo verso la fine si fa strada un accenno al free-form ("Unheard of Hope"), nel quale la cantante intelligentemente sussurra e non sbraita né declama, ma il pezzo finisce bruscamente proprio quando comincia ad affascinare. "Viggo" è un loro tipico crescendo, ma l'elettronica non si ode (e nemmeno una connotazione stilistica di una qualche forza). L'arte degli attuali Larsen si apprezza al naturale solo in "12 Eyes", una fantasia a tratti neoclassica, forse l'unico brano davvero appetibile del disco (quello senza voce).

 

Ep allungato al brodo, scambiato per e pubblicato come Lp - e in realtà più una collaborazione tra Little Annie e il complesso - che trasmette passioni tiepide. Anche grazie alle comparsate, pur efficaci, di Baby Dee al piano in "12 Eyes" e "Unheard of Hope" (i due brani migliori), e di Ervin Drake (testo di "It Was a Very Good Year"), la creatura di Modenese Palumbo - già titolare di ( r ) e Blind Cave Salamander, e artista di spalla ai Xiu Xiu - e Marco "Il Bue" Schiavo, affiancati dai valenti Paolo Dellapiana e Roberto Maria Clemente, smista con eleganza l'avanguardia di un tempo a un sound più organico (maturo?). Interventi massici di shruti-box, la versione indiana della fisarmonica, oltre a theremin e accordion.

 

(04/10/2011)

  • Tracklist

1. It Was a Very Good Year
2. Existential Joe
3. Dyslexic Haiku
4. 12 Eyes
5. Annie's Rap
6. These Are the Things
7. Ohm Av. D
8. Unheard of Hope
9. Viggo

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