MARA CARLYLE - Floreat

2011 (Ancient and modern)
jazz-pop, neoclassical folk

Se siete superstiziosi, vi consiglio di maneggiare il secondo album di Mara Carlyle “Floreat” con le dovute cautele e qualche scongiuro.
Dopo il dissesto finanziario di una divisione artistica della Emi che ne impedì la pubblicazione nel 2008 e il recente incendio del deposito della Sony-Dadc in Inghilterra, che ha distrutto tutte le copie stampate per il mercato inglese, speriamo che la serie di sfortunati eventi si sia conclusa con la pubblicazione dell’album.
 
Voce flessuosa e ricca di moduli sonori, dolce e delicata ma mai stucchevole; un pathos armonico straniante e vertiginoso che sottolinea un percorso artistico originale: queste le credenziali della affascinante Mara Carlyle.
Le evoluzioni vocali che avevano caratterizzato l’esordio “The Lovely” sono strumento contestuale delle creazioni che candidano “Floreat” come una delle proposte più interessanti dell’anno.
Mara Carlyle assimila strutture e stili diversi, denutrendoli della loro identità e modellando totem artistici inusuali nei quali la voce si adagia con un tocco felino e sinuoso che dà alla luce stranianti metafore sonore, ora cristalline e ora oscure.
 
Dal 2008 (anno della sua realizzazione) si sono susseguiti vari titoli; “Ancient & Modern” e “Nuzzle” hanno preceduto l’attuale “Floreat”, termine latino beneaugurante (“lascia fiorire”) che sembra sottolineare la presenza di germi variegati i cui frutti ancora acerbi sono le dieci tracce dell’album.
Scritto e arrangiato da Mara, il disco concentra elementi jazz, classical, folk e r&b con sensualità ed eleganza aristocratica, il tutto reso amabile da una sensibilità pop inconsueta. “Floreat” mi ricollega a uno dei capolavori nascosti degli anni 80, ovvero il prezioso album di Mary Margaret O’ Hara “Miss America”, lo stesso spirito pagano e nel contempo sacrale, la stessa capacità di elaborare spunti colti e quasi esoterici con arrangiamenti arditi, ovvero la stessa abilità nel coniugare folk e neo-classica.
 
Nella splendida e intrigante “Bowlface En Provence” l’orchestra duetta con percussioni tribali afro-celtiche senza nessuna prevedibile soluzione armonica, sfidando l’avantgarde. Le incursioni nel pop sono superlative, “Pearl” pulsa su ritmi dub-funky ipnotici mentre l’inatteso si ostenta con cori folk-gospel, un lirismo alla Rufus Wainwright e giochi armonici di melodiche e trombe. Più frivola “Weird Girl”, che al primo ascolto appare fuori contesto e priva della forza che pervade l’intero album, ma dietro trame folk esili nasconde seduzione e incanto.
Maneggiate con cura le ballad più dolci e delicate, l’energia di “Nuzzle” ammalia e minaccia i confini del dream-pop, evocando Kate Bush e Cocteau Twins. Un fiume d’archi travolge la piece strumentale “How It Felt (To Kiss You)”, scavando sottopelle e creando connessioni psichiche col proprio IO, capaci di ridestare passioni sopite.

Cosa resta? Un r&b-gothic immerso in trame jazz che Amy Winehouse avrebbe desiderato cantare (“But Now I Do…”), gospel (“King”) e musica sacra (“All Will Be Well”).
Ma è anche il trionfo dell’eccesso, soul, funky e musica etnica dominano la liturgia folk-rap della travolgente “Away With These Self-Loving Lads” che anticipa i diabolici intrecci lirici di “The Devil & Me”, che riconnette il mondo sonoro di Mara Carlyle con il cantautorato americano più nobile (Randy Newman, Joni Mitchell etc.) e cala il sipario su un album destinato a diventare un classico: voi fatelo prigioniero ora e non ve ne pentirete.

08/12/2011

Tracklist

  1. But Now I Do...
  2. Weird Girl
  3. Bowlface En Provence
  4. Pearl
  5. Nuzzle
  6. King
  7. How It Felt (To Kiss You)
  8. All Will Be Well
  9. Away With These Self-Loving Lads
  10. The Devil & Me

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