Surgeon

Breaking The Frame

2011 (Dynamic Tension) | techno

Nel dopo Jeff Mills la techno è stata dominata, per un decennio, da quella che è conosciuta come minimal-techno. Minimal non nell'accezione poco verbosa e molto acida di Robert Hood e nella sua figliazione più trance di Joey Beltram, ma come devoluzione della rivoluzionarietà che questa musica ha sempre saputo portare con sé dalla nascita. Minimal è Hawtin, Villalobos, M-nus e una caterva di anonimi, plastici e poco appassionanti produttori. Per molti anni si è andati avanti flirtando con il vuoto, l'assenza di profondità, poi con le freschezze house nell'orribile binomio tech-house per giungere a giorni più vicini con le infiltrazioni - sempre più presenti - di componenti ambient prese dal circuito Deepchord e più ampiamente dalle produzioni dub-techno.

Dall'avvento della berlinese Ostgut Tontager, label figlia del noto locale Berghain, si sono riproposti largamente temi e suoni riconducibili all'esperienza detroitiana dei due colossi citati pocanzi, portando al pubblico una nuova ventata di "violenza". In questi sviluppi, ondate, mode e incomprensibili involuzioni c'è chi non ha mai distolto lo sguardo dall'energia e dalla durezza: Surgeon. "Breaking The Frame", edito per la personale Dynamic Tension, rivendica una terza strada sopita da diversi anni: l'esplorazione. Surgeon esce dal seminato che ha percorso fieramente con pubblicazioni sempre di livello, figlie di una passione mai discussa, allontanandosi da se stesso e dal ritorno di un suono kick-driven (Andy Stott e il suo uso del sidchain) che da sempre hanno contraddistinto l'inglese (si ascolti il monumentale Bunker Podcast, un'ora e più di techno mai così aggressiva).
Il disco è techno nel senso più intellettuale del termine, è musica scritta e composta con ispirazioni collocate altrove e che in nessun modo sono riconducibili a un'estemporaneità o al tool da dancefloor, ispirazioni che portano i nomi di Alice Coltrane, La Monte Young, Terry Riley.

"Breaking The Frame" gioca con l'ossessione per suoni che apparentemente nulla c'entrano uno con l'altro, loop accelerati di timbri ormai dimenticati dai tempi dell'arcobaleno nell'aria curvata, forzando Riley in mille variazioni in assenza quasi totale di pattern sopra una cassa sci-fi profondissima e quasi inudibile. Surgeon viaggia nell'iperspazio dell'ispirazione, costruisce un viaggio pesante e cervellotico, una techno lontana dall'inferno e vicinissima al paradiso della musica dove niente è messaggio, significato, utilità e tutto è discorso, verbosità, intuizioni e salite.Techno, non uno stereotipo, non le droghe, non "il gesto della legna", ma metamorfosi continua e difficilmente descrivibile, non una suggestione di paesaggi in movimento ma essa stessa un paesaggio in movimento.

P.S. Un ringraziamento a "Reese", ispiratore di alcune parti fondamentali di questa recensione.

(09/02/2012)

  • Tracklist
  1. Dark Matter
  2. Transparent Radiation
  3. Remover Of Darkness
  4. Power Of Doubt
  5. Radiance
  6. Presence
  7. We Are All Already Here
  8. Those Who Do Not
  9. Not-Two
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