Zen Circus

Nati per subire

2011 (La Tempesta) | pop, rock

Ormai gli Zen Circus non hanno più nessuna paura di rendersi troppo facile la vita, e questo deve dipendere dagli anni che passano, dalle tante cose belle e meno belle che si sono visti scorrere davanti agli occhi in una carriera già lunga, dalla raggiunta consapevolezza che per essere genuini, per valere qualcosa, non occorre fare per forza quelli diversi, quelli antipatici, quelli cattivi. E meno male che questa paura non ce l'hanno più, gli Zen Circus, perché da quando si sono messi a cantare in italiano e a virare le loro canzoni in tonalità decisamente pop il loro peso in quella che per intenderci potremmo licenziosamente definire la scena alternativa italiana non ha fatto altro che aumentare. Riascoltatevi "Andate tutti affanculo", il disco del 2009: è ancor meglio di quello che ci era sembrato lì per lì. E poi prendete quello nuovo, "Nati per subire", uscito qualche giorno fa. Gli Zen Circus continuano a percorrere la stessa strada, con convinzione ferma, e risultati più che buoni.

La scrittura di Appino, tanto per cominciare, ha raggiunto livelli davvero notevoli. Viene ancor prima dei ritornelli orecchiabili, stavolta, prima dei riff che ingolosiscono e dei tamburi arrembanti. I testi, queste sue storie da neorealismo proletario senza ombra di retorica o melodramma, zeppe di ironia amara, iconoclastia e slanci di metafisica al dettaglio, oggi come oggi sono il meglio degli Zen Circus.
Nelle undici canzoni di "Nati per subire" Appino insegna che le parole sono non solo importanti, ma preziose. Che sputare rabbia o rompere gli argini del proprio flusso di coscienza e chi s'è visto s'è visto è troppo facile, come spaccare vetrine, come voler spegnere incendi scagliando estintori contro le fiamme.
Intendiamoci: il ragazzo, che due giorni prima del prossimo Natale farà trentatré anni, non si tira indietro di fronte a niente, parla di Dio, di morale, di conformismo e di utopia, ma non ha alcun bisogno di indossare maschere di sorta, di mettersi in testa caschi o neri cappucci, di nascondersi dietro a qualcosa. Fa politica, Appino, perché ormai se lo può permettere. Ascoltate "I Qualunquisti", che arriva più o meno a metà dell'album, ascoltate "La democrazia semplicemente non funziona". Ascoltatele tutte, queste benedette canzoni, e non ci troverete scorciatoie.

La storia di "Franco", per esempio, Franco l'operaio rumeno che dorme in macchina o in magazzino, che pensa alla moglie e all'amante lontane e la sera si fa portare in giro per locali dai colleghi di lavoro, è un piccolo gioiello. E anche se Appino non ce lo dicesse ce la immagineremmo esattamente nella notte tra il 26 e il 27 gennaio, fredda e grigia e spolpata com'è: piglio narrativo di indiscutibile efficacia. E poi c'è "Ragazzo eroe", presa in giro collettiva di una generazione ammalata, da Caserta a Livorno, da chi consuma le sue giornate in sala giochi a chi ascolta De André, altro gran pezzo. Come lo è "Nel Paese che sembra una scarpa", traccia numero uno, apertura di gran carriera, che ha già la stoffa del grande classico live. Quanto al finale, un po' come in "Andate tutti affanculo" con "Canzone di Natale", gli Zen Circus la buttano sul sarcasmo: la bolla finanziaria, l'equivoco indotto per cui mezzo mondo s'è convinto di poter vivere per sempre al di sopra delle prossime possibilità, si può raccontare anche con il tocco dissacratorio di "Cattivo pagatore".

Molto folta, poi, è la pattuglia degli amici e colleghi chiamati a dare una mano. Qua e là potrete trovare incursioni, mai invadenti, di Ministri, Dente, Enrico Gabrielli, Giorgio Canali, Il Pan del Diavolo, Alessandro Fiori. Un piccolo valore aggiunto. Quanto al lato musicale in sé, che dirvi, forse la qualità dei pezzi in effetti è un po' inferiore rispetto ad "Andate tutti affanculo". Ma tutti, le marcette e le ballate, gli esercizi di low-fi e quelli di college-rock, ti rimangono in testa dopo due o tre ascolti. Considerando le parole che si portano appresso, è la cosa migliore che ci si potrebbe aspettare da loro.

(20/10/2011)

  • Tracklist
  1. Nel Paese che sembra una scarpa
  2. L'amorale
  3. Nati per subire
  4. Atto secondo
  5. I qualunquisti
  6. La democrazia semplicemente non funziona
  7. Il mattino ha l'oro in bocca
  8. Franco
  9. Milanesi al mare
  10. Ragazzo eroe
  11. Cattivo pagatore
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