Dylan LeBlanc

Cast The Same Old Shadow

2012 (Rough Trade) | americana

Anche se cambiamo dentro, produrremo sempre la stessa vecchia ombra, alla luce del giorno. Questo processo mentale è divenuto il fondamento per la struttura di questo disco: volevo fare qualcosa di diverso, di eccitante, e non c'è una maniera sbagliata di fare musica, se viene da dentro. Questo non è un disco di auto-coscienza, è un disco onesto. Dovunque andiamo, sempre lì siamo. Spero davvero che questo disco commuoverà le persone.
(Dylan LeBlanc)

Questa volta ci ha preso, il Messi dell'Americana odierno. Nel mercato del cantautorato contemporaneo, LeBlanc gioca il ruolo del giovane prodigio, si sa: appena ventenne, il papà già paroliere per le star del country, predestinato e dalla voce sofferta, rotonda, perfetta per tutti i gusti (ma ancora ampiamente migliorabile nella naturalezza e nell'ampiezza di registro).
Da questa in avanti, non è così difficile comprendere i motivi del fulmineo successo del Nostro, che già all'esordio "Paupers' Field" poteva contare sul supporto della Rough Trade. Un sound "pettinato", il giusto corredo bandistico di sessionmen e cori, canzoni semplici semplici (almeno nell'esordio). Facile il parallelo con le altre ragazze-simbolo del genere, le First Aid Kit: l'aderenza al canone, il revivalismo vintage mettono d'accordo grandi e piccini.

E, invece, in questo "Cast The Same Old Shadow" Dylan si fa beffe di chi lo pensava già precoce mestierante, con un disco imprendibile, sinuoso, sfuggente insomma, ma, soprattutto, di grandi emozioni - come nel migliore Neil Young, in fin dei conti.
Ammaliante e serica, "Here Are You Now" evoca il miglior Dekker; "dipinta dalla memoria" è la ballata iniziale di "Part One: The End"; ma anche un più prevedibile motivo seventies come "Comfort Me" ha lo spirito vivo di qualcosa di vero, di reale.

"Cast The Same Old Shadow" si muove così, agilmente, tra canone e atemporalità, con la slide che suggerisce appena l'ingresso dell'espirazione dilatata e carezzevole di LeBlanc, porta verso il sogno nottambulo della bella e suggestiva title track.
Forse non il disco più stupefacente degli ultimi anni ma, se non altro, la prova che il cantautore americano non è per niente spaventato dall'ombra del "grande classico" che tutti si attendono da lui.

(03/08/2012)

  • Tracklist
  1. Part One: The End
  2. Innocent Sinner
  3. Brother
  4. Diamonds And Pearls
  5. Where Are You Now
  6. Chesapeake Lane
  7. The Ties That Bind
  8. Comfort Me
  9. Cast The Same Old Shadow
  10. Lonesome Waltz
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