Il buon Whitman è di nuovo tra noi, ancora con un disco di due sole tracce. “Occlusions” nasce da improvvisazioni dal vivo in cui non è stato usato alcun materiale prerigistrato o preordinato. In bilico tra frantumazione/accumulazione glitch e caos organizzato, queste due tracce stanno al free-jazz così come “Generators” stava al minimalismo.
Sulla prima facciata – “Occlusion (Rue de Bitche)” – ascoltiamo sinusoidi e strappi feroci, linee sonore che divergono continuamente, qualche parapiglia ritmicamente razionalizzato e frammenti digitali che ribollono dentro un magma di scorie armoniche. Non manca qualche urlo belluino, ma quello arriva dal pubblico…
Una musica che è ormai pura astrazione, come conferma anche la seconda facciata – “Occlusion (Weteringschans)” – in cui il Nostro continua, con ispirazione sempre più rarefatta e ancora alle prese con i suoi sintetizzatori modulari, a rimescolare, frantumare, scheggiare, lanciandosi verso un discorso meta-musicale che, a dirla tutta, convince davvero poco, risolvendosi nella pura contemplazione del proprio ombelico.
06/07/2012
Una cassetta in edizione limitata per il ritorno del musicista americano
Le meraviglie del suono analogico, in ipnotiche modulazioni cosmiche
Il nuovo maxi-singolo del genio elettronico Keith Fullerton Whitman
Mini-cd di sintesi per il compositore elettronico, in due poemetti improvvisati live
La cantautrice cariota lega passato e presente della sua terra in un disco dall'anima fortemente poetica
I canadesi tornano con un lavoro solido e maturo
Vent'anni dopo, la musicista americana riprende in mano il fortunato esordio
A due anni da "Sulle ali del cavallo bianco" confermata la svolta cantautorale dell'artista di Ivrea
Il diario di bordo in chiave soul jazz del duo inglese contro i mali della modernità
Ennesima lezione di classe e stile dall'ultima imperatrice del Mali
Ritmi grind alla ricerca degli Oblomov del Ventunesimo secolo
La cantautrice statunitense ingaggia Robert Smith ed è sempre più persa tra i suoi patemi d'amore