Il buon Whitman è di nuovo tra noi, ancora con un disco di due sole tracce. “Occlusions” nasce da improvvisazioni dal vivo in cui non è stato usato alcun materiale prerigistrato o preordinato. In bilico tra frantumazione/accumulazione glitch e caos organizzato, queste due tracce stanno al free-jazz così come “Generators” stava al minimalismo.
Sulla prima facciata – “Occlusion (Rue de Bitche)” – ascoltiamo sinusoidi e strappi feroci, linee sonore che divergono continuamente, qualche parapiglia ritmicamente razionalizzato e frammenti digitali che ribollono dentro un magma di scorie armoniche. Non manca qualche urlo belluino, ma quello arriva dal pubblico…
Una musica che è ormai pura astrazione, come conferma anche la seconda facciata – “Occlusion (Weteringschans)” – in cui il Nostro continua, con ispirazione sempre più rarefatta e ancora alle prese con i suoi sintetizzatori modulari, a rimescolare, frantumare, scheggiare, lanciandosi verso un discorso meta-musicale che, a dirla tutta, convince davvero poco, risolvendosi nella pura contemplazione del proprio ombelico.
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06/07/2012