Cassetta resa disponibile in sole duecento copie, “Taking Away” segna il ritorno di Keith Fullerton Whitman che, ancora una volta, filtra una chitarra acustica per produrre onde sinusoidali per il tramite della quale costruire purissime tavolozze di impressionismo digitale.
Le profondità cavernose e il solenne minimalismo crepuscolare del primo lato si muovono, così, tenebrose come maree soniche che s’innalzano e s’inabissano, tra spazi siderali che si dipanano innanzi come scenografie oniriche. È una musica fatta di filigrane spirituali, il cui movimento, una volta interiorizzato, sembra restituire una strana, inquieta pace dei sensi. Siamo dalle parti della musica cosmica più intima e, allo stesso tempo, universalistica: un respiro totalizzante che lo germogliare pacato ma austero del suono porta a compimento passo dopo passo.
Decisamente meno incisiva, tanto da far precipitare le quotazioni dell’opera, la seconda parte, abbandonato quel grave misticismo, è un esperimento per sparse ramificazioni di eventi sonori e architetture sghembe di armonie che si fondono e si confondono senza lasciare molto all’immaginazione. Insomma, “Taking Away” è quello che si dice “un lavoro per soli fan”.
07/07/2009
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