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The OF Tape Vol. 2

2012 (Odd Future Records) | hip-hop, alt rap

"(…) Um, i was 15 when I first drew that donut/ 5 years later, for our label yea we own it/ I started an empire, I ain't even old enough/ to drink a fuckin' beer, I'm tipsy off this soda pop"

Così nell'ultima strofa dell'ultimo pezzo di "The OF Tape Vol. 2", come in una specie di "Spoon River" dei morti dementi, Tyler, The Creator epitomizza l'irresistibile ascesa di un gruppo di rapper, cantanti e produttori su cui probabilmente in pochi, all'inizio, avrebbero scommesso. E una volta tanto non esagera: in meno di cinque anni gli Odd Future sono passati dal sottobosco underground estremo e internettiano in cui erano sbocciati al circuito mainstream e ai vertici delle classifiche americane, da baby gang di adolescenti perversi, malati di musica e di sesso, a rap superstar abili nel gestire e forgiare (anche dal punto di vista commerciale) un vero e proprio immaginario estetico e multimediale di cui loro stessi sono i protagonisti, dove la vita imita l'arte e l'iperrealismo corteggia la realtà (o meglio il reality). Un immaginario a cui va riconosciuto, se non altro, il merito di aver colto perfettamente lo spirito del proprio tempo: figlio di internet e dei modelli di conoscenza e rappresentazione che da esso sono derivati (o a cui si rifanno), dove alto e basso, profanità iconico-verbali e mosaici sonori raffinati, recuperi trasversali dal passato recente e pezzi istantanei, feticismo pornografico e citazioni più o meno colte, suggeriscono associazioni caotiche e sterminate sempre a portata di click. Un lavoro collettivo, insomma, sempre più influente sulla scena hip-hop contemporanea, senza contare poi gli allori solisti conseguiti dallo stesso Tyler (l'eccellente "Goblin") e l'esplosione di Frank Ocean, vero e proprio fenomeno nel fenomeno, il volto più curato e mondano della "Gang del Lupo".

Anche alla luce di tutto ciò "The OF Tape Vol. 2" si presenta, con chiari intenti autocelebrativi, come il primo album della band concepito come tale, dopo i mixtape ("The Odd Future Tape" e "Radical", quest'ultimo forse il più riuscito finora) e le compilation ("12 Odd Future Song") uscite negli anni passati. Una produzione (appannaggio quasi esclusivo di Tyler e Left Brain) appena più metodica e definita che in passato, minimale e stilizzata ma ricca di dettagli e di piccoli pregi nascosti, non aggiunge granché al bagaglio espressivo del gruppo.
Al di là dei contributi individuali, gli Odd Future appaiono qui decisamente in crescita come musicisti, pur perdendo qualcosa in fatto di mordente, d'idee folli ed eccessive, di cattiveria autolesionistica e aggirandosi compiaciuti fra gli stereotipi che si sono cuciti addosso da soli fino a rasentare l'autoparodia. Il che non è sempre un male, anche se, a conti fatti, il risultato finale ci sembra leggermente inferiore alla somma dei talenti profusi.
Nel complesso, comunque, lo spessore c'è e non mancano i pezzi di bravura specialmente quando sale in cattedra Tyler che ripropone in spazi più contenuti lo stile lugubre ed essenziale di "Goblin" - "Ny (Ned Flander)", "P" - o si distende in brani più eleganti e atmosferici come la splendida "Analog 2" (vero pezzo forte del disco) che coniuga il timbro tenebroso e rallentato di Tyler con il soul languido e confidenziale di Frank Ocean e Syd Tha Kid (nella seconda parte) e "White", piccolo assolo nu-soul affidato ancora alla bella voce di Ocean (che imita Stevie Wonder) su una base iperminimalista fatta di soli accordi di organo e synth.

Al resto provvede il suo braccio destro Left Brain (e la costola Mellowhype degli Odd Future: ovvero lo stesso Lefty e il rapper Hodgy Beats) con una serie di produzioni imperniate sul versante più street e aggressivo: il punk-rap tellurico e sincopato di "50", il giro di synth stridulo e penetrante di "Hcad", la oldschool tagliente e dissonante (in odor di Wu-Tang) appena rischiarata dal cantato di Ocean in "Snow White", il sottofondo anthemico da club, tutto clappin' e voci ritmate, di "Forest Green", anche se il meglio lo dà quando si ricongiunge con Tyler (e il solito Hodgy Beats) per il soundscape compresso e minaccioso di "Rella", rifinita da tocchi di elettronica astratta e glaciale e con la lenta, riverberata, quasi un lounge-soul, "Real Bitch". Da segnalare inoltre il bell'episodio firmato Matt Martians e Syd Tha Kid, "Ya Know", p-funk morbido e morboso in puro stile The Internet e i titoli di coda affidati alla lunghissima e tradizionale "Oldie" (da cui è tratta la citazione in apertura), che impegna tutti i membri del collettivo in un "pass the mic" fiume di oltre dieci minuti (nel quale si rivede pure il turbolento figliol prodigo Earl Sweatshirt). E - mentre già s'annuncia una nuova ondata di uscite individuali, accoppiate, collettive - la saga degli Odd Future continua.

(28/08/2012)

  • Tracklist
  1. Hi
  2. Bitches
  3. NY (Ned Flander)
  4. Ya Know
  5. Forest Green
  6. Lean
  7. Analog 2
  8. 50
  9. Snow White
  10. Rella
  11. Real Bitch
  12. P
  13. White
  14. Hcad
  15. Sam (Is Dead)
  16. Doms
  17. We Got Bitches
  18. Oldie
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