Raison D'Ętre

When The Earth Dissolves In Ashes

2012 (Cold Meat Industry) | dark-ambient, industrial-ambient

Il recupero da parte di Peter Andersson, alias Raison D'Être, delle sonorità caratterizzanti il suo miglior lavoro ("Entrahaled By The Wind Of Loneliness", datato 1994) nell'ultimo "The Saints Of Embody Sacrifice", era riuscito a rialzare almeno in parte le quotazioni del progetto, in precedenza ribassate da una serie di lavori meno ispirati. Da allora (era il 2009) lo svedese ha trascorso gran parte del 2010 e del 2011 esibendosi in concerti interamente improvvisati, nei quali era lecito attendersi nuovi tentativi di evoluzione verso la ricerca di un prosieguo del suo percorso quantomeno degno dei suoi trascorsi. Questo nuovo "When The Earth Dissolves In Ashes" è una raccolta di parte dei brani, o segmenti degli stessi, eseguiti tra i due anni.

Quel che vi possiamo trovare è tutto e nulla più del "solito" Raison D'Être, nelle sue varie sfacettature. C'è, ma non troppo, il suo lato metallico-rumoroso, mistificato tra le lame taglienti di "The Everlasting Fire", la pioggerella acida del suo seguito e i languori marcati di "Reconstructing The Void". Fa capolino, invece, quasi ovunque, la sua anima a cavallo tra industrial, avanguardia e desolazione, si adatti essa alla passerella lunare "Shedding", all'estasi universale "Darken My Soul", alla glitch-noise à-la-Chris Watson di "Disowned Before The Angels Of God", oppure si appropri della scena nel pessimismo cosmico di "The Dark Age Will Come", o ancora stupri il silenzio decadente di "The Water Of Cleansing".
Non manca nemmeno la componente ambientale, nascosta nell'apocalittico e ancestrale coro sintetico di "My Soul Is Darkened" o affiorante nelle calde e suadenti superfici droniche di "Sharing The Guilt" e "Unclean Spirit", potenziali incontri fra gli eterei compositori neo-cosmici (da Kevin Braheny a Thom Brennan, passando per Max Corbacho e Rudy Adrian) e i pionieri dell'ambient legata alla rivoluzione glitch (Troum, Helios, Eluvium, Loscil).

Questo è quel che c'è nell'album, assieme all'ennesima dimostrazione dell'enorme capacità sonora e tecnica di Andersson, in grado di dar vita a suggestioni mai scontate e sempre di effetto stratosferico, specie se unite alle immagini (come è presumibile sia stato nelle performance in oggetto) e nella dimensione live. Quel che manca, ed è una mancanza ormai fin troppo sedimentata, è un qualcosa di nuovo, un elemento, un suono, anche solo un richiamo (considerando si tratta di esibizioni dal vivo, ce ne saremmo accontentati di buon grado) che riaccenda la speranza di ritrovare, un giorno o l'altro, questo alfiere svedese nella posizione che gli spetta, ovvero quella di pioniere e protagonista della scena dark. Ciò che ci troviamo in mano invece è l'ennesimo prodotto già sentito, che fa sempre molto piacere risentire, ma che conferma a malincuore l'impressione che il tempo di Andersson sia terminato, e con esso le sue evoluzioni. Un periodo di stallo creativo si poteva accettare, un album come "Entrahaled By The Wind Of Loneliness" per ricomporre i cocci e ripartire altrettanto, un intero tour di live-set giocato esclusivamente sul ricalco delle sonorità passate inizia a stare un po' troppo stretto.

(12/05/2012)

  • Tracklist
  1. The Everlasting Fire (Linecheck)
  2. Summoning
  3. The Unclean Spirit
  4. Shedding
  5. Darken My Soul
  6. The Water Of Cleansing
  7. Disowned Before The Angels Of God
  8. The Dark Age Will Come
  9. Spira Mirabilis
  10. Sharing The Guilt
  11. My Soul Is Darkened
  12. The Everlasting Fire
  13. Reconstructing The Void
  14. Shadow Weaver
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