Robert Hampson

Signaux/Suspended Cadences

2012 (Editions Mego) | abstract-impro, avant-garde

Poco più di sei mesi fa Robert Hampson aveva annunciato l'imminente arrivo di un nuovo lavoro in studio, da egli stesso definito come uno dei passi più importanti e ambiziosi della sua carriera. Pochi giorni dopo, la Editions Mego aveva annunciato l'uscita di “Répercussions”, raccolta di tre composizioni e ideale antipasto prima dell'abbuffata, programmata in anticipo, del suo successore. Un album in grado di confermare in toto il talento di uno dei più importanti esponenti dell'elettronica "abstract" odierna, senza però per questo riuscire a distinguersi rispetto al marasma di uscite “avant-troniche” di cui la scena attuale sembra essere sempre più satura.
Oggi, con un certo ritardo sui tempi previsti, il progetto “primo” concepisce finalmente il tanto atteso prodotto, disponibile nuovamente in un formato tutto fuorché comune: due Lp distinti (benché musicalmente contigui), ciascuno con il proprio numero di serie e il proprio artwork, entrambi contenenti due suite da circa venti minuti ciascuna.

Il primo dei due dischi, “Signaux”, sviscera in tre quarti d'ora scarsi l'attuale proposta avant-garde di Hampson, mantenendosi su coordinate affini a quelle di “Répercussions”, con il caos organizzato pronto però a farsi da parte in favore delle più classiche (e scontatissime) odissee di bleep, sample e sinusoidi. Esplicativi in tal senso sono i diciotto minuti di “Signaux 1”, un'escursione minimale e sussurrata tra echi del GRM e loop spigolosi precedentemente composta per il Planetario di Poitiers (e dunque figlia delle stesse sessions di “De La Terre A La Lune”). Il medesimo clima viene riproposto in “Signaux 2”, attutito qua e là da occasionali ricorsi a droni fluttuanti e sospesi, in una formula che vorrebbe avvicinarsi al Mika Vainio di “Fe3O4” senza però possedere una tale forza attrattiva.

Più interessanti e peculiari risultano invece essere i due variegati serpentoni di “Suspended Cadences”, vere e proprie opere di fusione tra ambient e avanguardia, entrambe totalmente improvvisate e registrate in presa diretta senza l'ausilio di software audio. A caratterizzare la prima metà è un'atmosfera cupa e fredda, che mescola Philip Jeck e Seirom fra passaggi quieti, droni alienati e chitarra trattata. Nella seconda, che propone una variazione sul medesimo tema, Hampson si concentra esclusivamente sul guitar-processing, lasciando da parte modulazioni e campionamenti in venti minuti di riverberi e distorsioni à-la-Ben Frost.

Nonostante la tipologia della pubblicazione imponga tale convenzione, risulta pressoché impossibile considerare “Signaux” e “Suspended Cadences” come due lavori figli di uno stesso spirito creativo, data la notevole differenza di stile e, soprattutto, di qualità, in totale favore del secondo. Sembra quasi che Hampson abbia voluto raccogliere sotto un tetto unico le due facce di una stessa medaglia, che risultano però troppo squilibrate e diverse per riuscire a convivere come auspicato dall'operazione. Volendo tralasciare quest'ultimo aspetto, ci restano tra le mani un lavoro anonimo e uno notevole, impegnati rispettivamente nel riciclo di cliché da tempo statici e nell'ennesimo elogio all'improvvisazione d'avanguardia, nel complesso comunque sufficienti ad appagare dello stretto indispensabile anche i palati più esigenti.
Apprezzabile quanto discutibile.

N.B. Il voto è risultato della media fra le valutazioni dei due album, "Signaux" (5,5) e "Suspended Cadences" (7,5)

(09/11/2012)

  • Tracklist
Signaux
  1. Signaux 1
  2. Signaux 2

Suspended Cadences
  1. Suspended Cadences (Three)
  2. Suspended Cadences (Four)
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