Salyu

Photogenic

2012 (Toy's Factory) | j-pop, art-pop

Alla fine, la metamorfosi è avvenuta. Sensuale interprete (e solo occasionalmente autrice), Salyu, al secolo Ayako Mori, ha sfruttato a fondo, in più di un decennio di carriera, le irresistibili potenzialità che le sono state offerte dal pop più obliquo e impalpabile, tra scenari da sogno ed elegiache ballate orchestrali.
Gradualmente liberatasi dall'opprimente ombra di due mostri sacri come Björk e i Cocteau Twins (i quali le sono valsi ben più di qualche raffronto), la timida giapponese, assistita dal fido produttore Takeshi Kobayashi, che l'ha notata e promossa sin dagli esordi, ha coniato col tempo un linguaggio espressivo incernierato sui suoi suadenti vocalizzi, disinvolti nell'alternare ad animati slanci operistici più piane e morbide interpretazioni.

La superba collaborazione, l'anno scorso, col musicista Cornelius - nel progetto salyu x salyu -  ha sottolineato ulteriormente l'incredibile duttilità vocale della cantante, in una squisita associazione di ricerca d'avanguardia sulla manipolazione dell'elemento canoro, e inappuntabile alchimia melodica. A ben vedere, il ritorno tra le braccia di Kobayashi, oltre a segnare una preventivabile dipartita dagli incastri armonici di suddetta pubblicazione, rappresenta un nettissimo cambio di rotta da ogni precedente prova.
Nelle dieci canzoni che compongono questo "Photogenic", la Mori ripone nel cassetto quanto di onirico e immateriale andava a plasmare la sua musica, dando alle stampe quello che ad oggi è il suo lavoro più diretto e regolare, perfettamente calato nell'attualità del j-pop di maggiore appetibilità.

I brani sono uno spaccato fedele, fotografico (che sia questo il significato del titolo?) di quanto al momento (ma ad essere onesti, da qualche anno a questa parte) è riscontrabile nelle classifiche del  Sol Levante alla voce "interprete femminile solista". Ecco quindi profilarsi all'orizzonte corposi tappeti d'archi, che addolciscono il brio delle melodie, come nell'introduttiva "Camera" o nella seguente "Life", forte di una confezione più ordinata e convincente.
In altre occasioni, è una tenue patina jazzy a fasciare l'eleganza degli arrangiamenti, sapientemente prodotti in modo da essere esaltati nella  loro brillantezza (il swing al ralenti di "Magic", per esempio), che a volte sfiora brulicanti tensioni prog ("Iku Shoku").

Fin qui, tutto a posto, non c'è niente di male nell'utilizzare quanto più in voga, a patto però di rimaneggiarlo con una visione che sappia essere prima di tutto personale. Ma la personalità, a questo giro, stenta a venire a galla. E il principale imputato per questa ordinarietà nelle soluzioni, paradossalmente sembra essere proprio Salyu: piuttosto che arricchire, dare il suo tocco al materiale scrittole su misura, si limita a seguirne l'andamento, a lasciarsi guidare, annullandosi in un anonimato che non rende davvero giustizia all'incredibile espressività di cui è capace.
E' quindi con sollievo che si ascolta "Lighthouse", torch-song colma di malinconia che in altri suoi lavori sarebbe stata un episodio tra molti, seppur degno di nota, e la capricciosa "Parallel night", in cui i beat elettronici, riescono a placare certe bizzarrie interpretative al limite dell'irritante.

Manca insomma quel quid, quella marcia in più che avrebbe permesso alle canzoni di andare ben oltre il semplice ritratto di una scena e delle sue propensioni estetiche. Poco male comunque, la nostra ha sempre abituato i suoi ascoltatori a continui cambi di scena, e quest'ultimo è soltanto tra i meno rilevanti dell'insieme. Suggeritissimo resta nondimeno il ripescaggio dei precedenti capitoli.

 

 

(29/04/2012)

  • Tracklist
  1. Camera
  2. Life
  3. Aozora
  4. Kanashimi wo koete iku iro
  5. Lighthouse
  6. Breakthrough
  7. Tsuki no uragawa
  8. Parallel Night
  9. Magic
  10. Tabibito
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