Sono trascorsi pochi mesi dall'uscita di “
Just To Feel Anything” degli
Emeralds, per chi scrive uno dei dischi più straordinari della scena elettronica contemporanea e la prova più rappresentativa di questo 2012 in ambito elettronico. Come loro solito, i tre membri del gruppo non sembrano certo intenzionati a staccare la spina o godersi la
standing ovation ricevuta in simultanea da fan e critica: se Elliott si è già rimesso dietro il banco della Spectrum Spools e McGuire si appresta a pubblicare l'ennesima coppia di audiocassette in edizione limitata, il più schivo e timido Steve Hauschildt fa ritorno a casa Kranky per il suo terzo album solista.
Dal successore di un gioiello come “Tragedy & Geometry” non si poteva certo pretendere un bis, e dunque non sorprende affatto che questa sua nuova fatica rinneghi sin dalle prime note quell'esperienza, preferendo distendersi comodamente su quelle trame melodico-sintetiche già protagoniste del capolavoro partorito al fianco dei due “soci”. Ma altrettanto scorretto sarebbe volerlo identificare come una brutta copia di quest'ultimo: piuttosto, “Sequitur” può essere visto come un fratello minore, un contenitore per tutte quelle idee concepite da Hauscildt per il lavoro degli Emeralds ma costrette a restare giocoforza nel cassetto, nonostante una natura ben lontana da quella di sterili
b-side.
I punti di riferimento restano in ogni caso le esperienze post-cosmiche, espresse in maniera superba nei docili languori della
title track e nell'omaggio a
Klaus Schulze (a suon di Moog e
sequencer) della nostalgica “Vegas Mode”. La carica emotiva è tratto imprescindibile di questi otto ritratti elettronici: quando essa si abbassa, ne escono autentiche
pop-song strumentali, come “Interconnected” (Ray Lynch
docet) e “Accelerated Yearning”, vicina ai risultati migliori dei
Tangerine Dream cinematografici. In un paio di occasioni Hauscildt prova anche ad addentrarsi in sentieri “alternativi”, come l'elettro-pop
à-la-Air (“Constant Reminders”) e le distese analogico-romantiche in stile
Oneothrix Point Never (“Mixed Messages”): nel primo caso la personificazione è quantomai goffa e forzata, mentre nel secondo l'assenza di bagliori non impedisce un ascolto piacevole.
A riportare il disco sui livelli che gli competono ci pensano però le due magiche perle poste in conclusione: le armoniche di “Kept” formano una delle distese ambientali più riuscite dai tempi dei primi Emeralds, mentre i dolci sussurri su battito sognante di “Steep Decline” chiudono sfumando in un caldo abbraccio.
Nei suoi giochi di luci e ombre e nel suo carattere prettamente intimo, “Sequitur” appare in tutto e per tutto come una sosta dopo una corsa faticosa ma estremamente produttiva. Se il precedente “Tragedy & Geometry” suonava un concentrato delle peculiarità stilistiche di Hauschildt, questo suo successore è un lavoro quantomai spontaneo e disimpegnato, composto per sé stesso prima ancora che per qualsiasi esigenza esteriore. A voler cercare un difetto ci si potrebbe appellare alla sostanziale mancanza di nuove idee, e al fallimento dell'unico tentativo di allontanarsi dalla “routine”, che non impediscono al tutto di risultare ugualmente accattivante e persuasivo.