AA.VV.

Tutto da rifare, un omaggio ai Fluxus

2013 (Mag-music, V4V records) | alt-rock

Difficile dire se sia stata più la malasorte o l’inadeguatezza a calarsi pienamente all’interno della scena e delle sonorità underground anni 90 ad aver impedito a Franz Goria di adagiarsi al fianco di Fiumani, Godano, Agnelli e Clementi, nell’Olimpo del rock alternativo italiano. L’unica verità assoluta è che la band di Torino di cui è la voce dal 1992 meriterebbe più attenzione di quella che non abbia avuto fino ad ora e, quasi certamente, il 2013 è l’anno giusto per tornare a parlare dei Fluxus. Nessun nuovo album per loro e nessuna notizia importante dal pianeta Petrol, altra band di Goria (che vede la partecipazione di Dan Solo al basso) ereditiera, in parte, del bagaglio artistico dei Fluxus. Semplicemente questo è un anno che puzza tanto di Novanta, con le nuove uscite di Diaframma, Massimo Volume, Marlene Kuntz, la reunion dei Csi e il chiacchierato progetto del leader degli Afterhours. Ci pensa quindi la Mag-Music, in collaborazione con V4V Records, a dare nuova vita a queste perle seminascoste di punk sporco, sepolto sotto una coltre di detriti noise e alt-rock, continuando un percorso di rivalorizzazione e, al contempo, di nuova proposta che ha visto ossequiare il Santo Niente prima e gli Scisma poi.

L’opera ripercorre tutti gli anni che vanno dall’esordio full length di “Vita in un pacifico nuovo mondo” fino all’ultimo omonimo del 2002 e, se indubbiamente non ci darà la possibilità di tornare indietro nel tempo per sorseggiare da vicino la potenza sonica che doveva sgorgare dalle loro casse durante le esibizioni live, non ci sono perplessità sul fatto che solleticherà l’interesse di chi non ha mai conosciuto le canzoni dei Fluxus e toccherà le corde della nostalgia dei più che trentenni, spingendoli non solo a scendere in cantina e rovistare tra i vecchi dischi alla ricerca di un vinile della No Way Records del 1994, ma magari anche ad andare a scoprire quelli che sono gli interpreti di quest’omaggio, esordienti più o meno giovani che cercano di entrare a loro modo in quel maliardo e meschino mondo della scena alternativa italiana.

L’album inizia con la rilettura di “Giro di vite” dei Majakovich per poi svilupparsi attraverso insolite strade, dentro le quali alcune delle band (Nervature, Mrozinski, Chambers, Mastice) danno un’impronta più moderna al suono dei Fluxus e altre (Titor, Avvolte, Evilfish, Dogzilla, Heisenberg) ne amplificano la chiave nostalgica, arrangiando i pezzi sotto luci nuove rispetto a quelli che erano i brani originali ma comunque con forti legami con la scena alternativa decennale e le sue forme più standard.
Tra le tante canzoni scelte spicca certamente “Nessuno si accorge di niente” reinterpretata dalla band Marnero, una delle più interessanti speranze del contesto post-hardcore italiano, i quali sono capaci di gonfiare il pezzo dei Fluxus con tutta la loro energia, incanalandola con intelligenza fino alla conclusione, senza sfociare in esplosioni soniche che ne avrebbero intaccato la purezza. Altro passaggio di tutto rispetto si ha con “Questa specie” dei Nient’Altro Che Macerie, band milanese piena di personalità che, anche in quest’occasione, non manca di tributare e rappresentare la grandezza dei Fluxus senza mettere in secondo piano quella che è la loro indole, che, anche in questa reinterpretazione, si palesa vigorosa come non mai. Eccezionale la performance (“Talidomide”) de Gli Altri che si dimostrano dei predestinati al successo, almeno nel loro piccolo mondo post e noise-rock, e merita attenzione anche “Lacrime di sangue” qui proposta dai Miriam Mellerin, i quali attestano di aver fatto dei passi da gigante, anche in fase esecutiva, rispetto all’omonimo album di un anno e mezzo fa.

Tutte le band riescono quindi a proporre i brani dei Fluxus in maniera egregia, tenendo fede allo spirito originario ma rinvigorendone il soffio vitale, ornandone le spigolature con gli orpelli delle modernità del rock ma anche spostandone l’estrazione da Torino a Seattle, passando per tutti i punti nevralgici dell’alt-rock anni Novanta. Le quattordici tracce si mostrano in un’insperata effervescenza e questo permette alle band che si sono messe in gioco nel progetto di ostentare la propria essenza, senza sparire dietro il semplice atto di riverenza e soccombere sotto il peso di un nome.
“Tutto da rifare” è il modo migliore per andare a scoprire un pezzo della nostra storia, far girare nel piatto qualche vecchio vinile o semplicemente per smascherare qualche nome nuovo di band che, come i Fluxus, avrebbero tanto da dire ma vorrebbero essere ascoltati proprio ora, non tra vent’anni.

(07/11/2013)

  • Tracklist
  1. Giro di vite - Majakovich
  2. Fensi - Nervature
  3. Logica di possesso - Titor
  4. Tutto da rifare - Avvolte
  5. Nessuno si accorge di niente - Marnero
  6. Uomo ghignante - Evilfish
  7. Questa specie - Nient'altro che macerie
  8. Talidomide - Gli Altri
  9. Una splendida giornata di luna - Mrozinski
  10. Immagine di un cane enorme - Dogzilla
  11. Le cose non cambiano mai poi cambiano in un minimo limite di tempo - Chambers
  12. Lacrime di sangue - Miriam Mellerin
  13. Vita in un pacifico nuovo mondo - Mastice
  14. Giro di vite - Heisenberg


Fluxus su OndaRock
AA.VV. sul web