Christine Owman

Little Beast

2013 (Glitterhouse) | folk-noir

Un dilemma ci assilla, al di sopra del voto da assegnare a questo terzo capitolo dell'artista svedese: Christine Owman è una pazza o una visionaria? Che sia per certo poco incline alla normalità lo si capisce da una rapida occhiata al libretto di "Little Beast", dove si legge: "Christine Owman on vocals, the cello, the ukulele, the guitar, the bass, the violin, percussion, the drum machine, the piano, the melodica, the glockenspiel and the saw". Già, perché Christine Owman suona anche (se non soprattutto) una sega con un archetto, rendendola (se possibile) ancora meno scontata e più determinata a fare solo quello che vuole o che adora fare senza compromessi. Attenzione però, pensare a Christine come a una outsider sarebbe un grossolano errore di prospettiva.

Invece, "Little Beast" suona molto meno ostico di un disco a caso della nostra Sig.na Stefania Pedretti e persino molto più ammiccante, a suo modo. Basti pensare che, in un mondo dove tutti ormai citano Mark Lanegan, è stato lo stesso Mark a voler collaborare con Christine su due canzoni. Ora, che il buon Mark non si sia più ripreso del tutto dalle collaborazioni con Isobel Campbell è cosa risaputa, ma non per questo si può certo credere o fantasticare che voglia apparire sul disco di qualsiasi ragazza bionda con una voce tenue o angelicata. Quindi ci deve essere dell'altro e quest'altro potrebbe risiedere nella capacità di Christine Owman di accompagnare l'ascoltatore dentro un piccolo viaggio surreale di neanche quaranta minuti, ma che se non condividete il suo senso di spazio mentale potrebbe rivelarsi  una gita lenta e insopportabile.

Così, dopo un Ep e due lavori che potremmo definire "di formazione", questo suo album è veramente un disco completo. E che inizio con "Wait, No", una ballata folk psichedelica inzuppata nei suoni che Beck avrebbe voluto perseguire fallendo dopo un solo disco, si prosegue con il duetto con il suddetto Lanegan, completamente diversa e con un'atmosfera decisamente più plumbea, ma non solo questo: la musica si costruisce, si plasma, si spreme e ne nasce qualcosa a metà strada tra Jeffrey Lee Pierce e i Tuxedomoon. Inarrivabile.

"Fear & The Body" è una ballata sepolcrale che potrebbe ricordare Soap & Skin, "Familiar Act" (nuovamente con Lanegan) è pura paranoia waitsiana, "Devils Walk" è invece molto più moderna e british, ipnotica ma non tanto quanto la più riuscita "Deathbed".
Il resto sembra soggiacere più su consolidati stilemi folk cari alla Glitterhouse Records; alcuni d'asfissiante liturgia malinconica ("Day 1", "I'm Sorry I", "Your Blood") e altri più sostenibili ("I’d Rather Die Than Play Dead") anche per chi non è venuto su a pane e Sibylle Baier.
E' comunque azzardato accostare tutti questi nomi a un solo disco dato che "Little Beast" dimostra avere il marchio Christine Owman stampato bene e a chiare lettere. Il nostro voto si ferma quindi a un 6,5.

(21/02/2013)

  • Tracklist
  1. Wait, No
  2. One of the Folks (feat Mark Lanegan)
  3. Fear & the Body
  4. Familiar Act (feat Mark Lanegan)
  5. Deathbed
  6. Day 1
  7. I’m Sorry I
  8. Devil’s Walk
  9. I’d Rather Die Than Play Dead
  10. Your Blood
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