Dai piccoli club
underground di Copenhagen alle "prime pagine" del web mondiale: nemmeno ai nostri tempi, con i
warholiani "quindici minuti di celebrità" alla portata di tutti, un balzo del genere può lasciare indifferenti.
Sono passati solo due anni dall'esordio degli
Iceage, quel
"New Brigade" nel quale un eccellente amalgama tra
post-punk oscuro e furia
hardcore assorbiva le intemperanze di quattro adolescenti in perenne bilico tra rabbia e gelida apatia.
Il disco aveva tra i suoi punti di forza la capacità di dosare gli ingredienti in maniera assolutamente coerente e spontanea, riuscendo a definire uno stile pregno di influenze ma, al tempo stesso, personale e riconoscibile. Un equilibrio che in "You're Nothing" non viene meno, ma si carica anzi di nuove e affascinanti sfumature.
"Ecstasy" apre l'album: una partenza col botto, all'insegna del fragore delle chitarre e dei ritmi tonanti; la voce di Elias Bender Rønnenfelt è ora venata di un'inedita amarezza, di note di malinconia assenti in passato: un dolore colmo di rabbia, che impregna e carica di eccitazione il caotico e violento hardcore-punk dei danesi.
Gli Iceage continuano infatti a picchiare duro: brani come "Coalition" o "Everything Drifts" sono delle bordate dark-punk che arrivano dritte in faccia all'ascoltatore; i
riff sono aggressivi e oscuri, ma non perdono mai di vista la melodia, nel segno del migliore
Rikk Agnew.
"Morals" è la sorpresa dell'album: si tratta infatti di un'originale reinterpretazione de "L'ultima occasione", brano portato al successo da
Mina nel 1965; non certo materia facile da manipolare per un gruppo punk, ma i nostri riescono a coniugare la tensione lirica dell'originale con i loro violenti
stop-and-go in maniera decisamente naturale. Sul versante opposto troviamo un pezzo come "It Might Hit First", violento e dissonante noise-rock attraverso cui filtra tutta la passione degli Iceage per le sonorità più estreme.
Una registrazione piuttosto
lo-fi amplifica la ruvidità, ma anche la potenza espressiva di un album che, nonostante le dodici tracce, non arriva alla mezz'ora di durata e non presenta il minimo calo.
Il finale, affidato alla
title track, è energico ed emozionante, esattamente come i primi secondi di "Ecstasy".
Nuove ombre lambiscono pertanto l'irruenza degli Iceage; ne consegue un disco complementare rispetto a "New Brigade", un risultato che testimonia la precoce maturità di questa giovane band, la cui spinta creativa non si è certo esaurita, ma può invece andare ancora più lontano.
Sinceri e feroci, i tormenti degli Iceage sono personali e al tempo stesso universali: l'impressione è che "You're Nothing" farà breccia in molti cuori oscuri.