A un certo punto, viene sempre il momento in cui ci si deve rendere conto dell’estensione delle proprie capacità, del proprio talento, e scendere a patti con le proprie ambizioni. Sembra proprio il passaggio avvenuto in questo settimo album di
Josh Ritter, reduce da un
concept storiografico di viaggio sull’America e ora alle prese con un semplice – banale, addirittura –
break-up record.
E, forse anche prevedibilmente, improvvisamente la musica di Ritter si fa vitale e scherzosa, saggia e profonda. Brani di alta freschezza pop vibrano dell’afflato espressivo e coinvolgente di un
Tallest Man On Earth (“Bonfire”, “A Certain Light”), e il timbro placido (tra
Elliott Smith ed
M Ward) di Josh viene sorretto da buonissime idee di arrangiamento – ad esempio, grandi spazzolate di slide sembrano “lisciare” gli arpeggi solleticanti di acustica, con un che di sornionamente epico che dipinge il cantautore americano come navigato cantastorie.
Buoni anche l’emozionata riconciliazione di “In Your Arms Again” e i nuovi propositi della ballata country di “Heart’s Ease”, nonché la più radiofonica, facile poesia di “Joy To You Baby”.
Certo, il tutto ha un che di bidimensionale, di pacificato che non aiuta a elevare “The Beast In Its Tracks” come lavoro cantautorale, al di là delle buone intuizioni pop (c’è anche lo stornello da spiaggia, alla Jack Johnson, di “Nightmares"). Ma bando alle ciance: un prodotto gradevole, per quanto inoffensivo.