Leafblade

The Kiss Of Spirit And Flesh

2013 (Kscope) | prog-folk

La storia dei Leafblade è legata sostanzialmente al nome di Sean Jude, timido compositore di area folk che ha avuto la fortuna di incontrare sulla sua strada, nell'ormai lontano 2006, il chitarrista degli Anathema Daniel Cavanagh e fondarvi assieme questo progetto. Di lì a poco, a loro si sarebbe aggiunto un terzo membro fisso, il bassista Kevin Murphy proveniente dai Moondoggies, più vari collaboratori chiamati in tutte e due le riunioni della line-up, alle quali ha corrisposto la pubblicazione dell'Ep semi-acustico “To The Moonlight” e, nel 2009, del primo parto sulla lunga durata.

Quattro anni sono passati dal folk venato di progressive di “Beyond, Beyond”, durante i quali la band dei fratelli Cavanagh ha trovato casa presso la kScope e un alleato fondamentale nella figura di Steven Wilson, impegnato dietro il mixer nelle ultime due prove, fra cui spicca lo sfavillante “We're Here Because We're Here”. E proprio il nuovo approdo presso l'etichetta del boss di Porcupine Tree, No-Man e Blackfield ha stimolato Daniel a richiamare Jude, nel tentativo di aprire le porte del mercato internazionale anche ad un progetto fino a prima minore come Leafblade.
A conseguirne è “The Kiss Of Spirit And Flesh”, album nel quale Jude affina il suo songwriting sviluppando – anche grazie a una produzione decisamente più sofisticata e a maggiori mezzi economici su cui contare – gli ammiccamenti progressive in precedenza abbozzati.

Ci troviamo dunque di fronte a una miscela compatta di prog e folk, dosati in quantità eguali, con il primo a fungere da matrice e il secondo implementato come chiave di gran parte degli arrangiamenti. Non è dunque un caso che l'apertura di “Bethlehem” cerchi e trovi nei suoni il contatto con lo Steven Wilson dell'ultimo “The Raven That Refused To Sing”, andando a circondare di ritmi variabili, armoniche e occasionali ruggiti di chitarra il suo cuore di ballad graffiante.
Più patinate e nel complesso meno originali sono la sospesa “Sunset Hypnos”e la sdolcinata “Thirteen”, ulteriore sguardo sbiadito ai quadretti dei Porcupine Tree di “Stupid Dream” e “Lightbulb Sun”. La doppietta pastorale di “Fuchsia” e “Beneath A Woodland Moon” riporta alle atmosfere del passato acustico, mentre “Oak Machine” indugia troppo a lungo su arpeggi e clima blando prima di chiudere in volata. La fusione tra l'elemento acustico e quello elettrico riesce invece al meglio nei variegati saliscendi di “The Hollow Hills (Starry Heart) e nei climi impavidi della conclusiva “Portrait”, di gran lunga il pezzo migliore in scaletta.

Giunti alla fine, resta fra le mani un disco decisamente più concepito e strutturato dei precedenti, che garantisce un ascolto gradevole senza sottrarsi qua e là a qualche buco di noia. Ai Leafblade manca ancora la padronanza totale dei propri mezzi, più tecnico-stilistici che compositivi: Jude si conferma songwriter di lusso, ma a mancare spesso e volentieri sono degli arrangiamenti che permettano alle sue canzoni di risplendere, vestiti adeguati che proteggano corpi ottimamente concepiti. Le basi per sperare che questo passo sia da rinviarsi al prossimo disco ci sono tutte, nella speranza che questa volta non si debbano aspettare altri quattro anni.

(16/07/2013)

  • Tracklist
  1. Bethlehem
  2. The Hollow Hills (Starry Heart)
  3. Sunset Hypnos
  4. Fuchsia
  5. Oak Machine
  6. Thirteen
  7. Beneath A Woodland Moon
  8. Portrait
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