No-Man

Love And Endings

2012 (Burning Shed) | art-pop

Riecco i No-Man, maestri del pop più aristocratico e piovigginoso. L'iperprolifico Steven Wilson e il fido Tim Bowness ripercorrono i venticinque anni del loro progetto con un live album registrato in teatro, edito in cd+dvd (o in doppio vinile) dall'ormai rodata Buring Shed dello stesso Bowness.

Come e forse ancor più che nel precedente live Dvd "Mixtaped", uscito nel 2009, l'attenzione è concentrata sulla prima parte della carriera del gruppo: i tempi in cui i No-Man parevano un fortunato incrocio tra Japan e primi King Crimson, e i credits erano equamente ripartiti tra Robert Fripp, Ian Carr, Mel Collins, Steve Jansen, Richard Barbieri.
Le versioni offerte da "Love and Endings", è inutile nasconderselo, sono a confronto ben poca cosa: i sessionmen presenti sul palco, per quanto validi, non riescono e forse nemmeno cercano di ricreare l'aura magica degli originali, a metà tra la rarefazione estatica di "Islands" e "Laughing Stock" e le nebulosità elettroniche degli anni novanta. La veste dei brani è volente o nolente più terra-terra, ma non tenta davvero strade alternative che sappiano svincolare le canzoni dalle scelte originali. L'effetto è il mutare della raffinatezza compositiva in pretenziosità (quando va bene) o in piattezza (il più delle volte), con la voce di Bowness - da sempre infangata nel vano tentativo di emulare David Sylvian - a suonare più artificiosa e ridicola che mai.

Qualcosa, va detto, si salva (e sarebbe strano non fosse così vista la caratura del gruppo). Brillante l'idea del violino in "All the Blue Changes", che assieme al suo inatteso crescendo soft/loud dà al brano un po' di quel calore e dinamismo che sarebbe lecito aspettarsi da un buon live. Ritroviamo il violino anche in "My Revenge on Seattle", che lascia da parte l'andatura eurotrance dell'originale per calcare invece da un lato la componente U2 di chitarre e voce, dall'altro la sospensione minimalista della parte strumentale centrale.
Proprio nei non rari passaggi strumentali in cui l'interplay prende un taglio espressamente minimalista/post-rock, con chitarre e violino a tracciare intrecci matematici e la batteria a far salire la tensione in combutta con le tastiere, stanno i momenti più felici del disco. Che nel complesso risulta però spento, non necessario e a dirla tutta pure un poco fastidioso.


Lighthouse

(17/05/2012)

  • Tracklist
  1. My Revenge On Seattle
  2. Time Travel In Texas
  3. All The Blue Changes
  4. Pretty Genius
  5. Lighthouse
  6. Beaten By Love
  7. Wherever There Is Light
  8. Mixtaped
  9. Things Change
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