Oh No

Disrupted Ads

2013 (Stones Throw) | hip-hop, alt-rap

Considerato il nome proprio “leggerissimamente” ingombrante (Michael Jackson) e le parentele illustri – il padre Otis Jackson Jr. è stato un soul-singer di culto degli anni 70, lo zio Jon Faddis è un noto trombettista jazz, ma soprattutto il fratello, Madlib, uno dei massimi musicisti hip-hop di sempre – non è difficile comprendere come mai il Nostro si sia celato dietro uno street name così ironico e laconico.
Con sei album alle spalle, più una miriade di progetti paralleli (il più noto: Gangrene, a quattro mani con The Alchemist), Oh No gode, al di fuori dei circuiti di stretta osservanza rap, di una notorietà inversamente proporzionale alla sua bravura.
Ad esempio, il suo album del 2009, “Dr. No’s Ethiopium”, interamente costruito su campionamenti di sonorità etiopi degli anni 60 e 70 che svariano dal funk, al jazz, al soul, fino al rock psichedelico (c’è anche il mitico Mulatu Astatke), è un mezzo e misconosciuto capolavoro.

Nel nuovo “Disrupted Ads”, invece, Oh No prende una piega diversa, pur seguendo coordinate simili, almeno sul piano dello sviluppo, l’idea, cioè, di un concept che attinge a una fonte musicale inusuale e omogenea: in questo caso i beat derivano dalla manipolazione e dal montaggio di vecchi spot televisivi e jingle radiofonici, una sorta di archeologia mediatica e promozionale d’America nel suo periodo di massima penetrazione nell’immaginario collettivo (dagli anni 50 alla prima metà degli anni 70). Un lavoro che conferma l’approccio collagista e costruttivista di Oh No come produttore, dando vita a uno zibaldone di pezzi molto stringati, intervallati da skit e interludi strumentali, dalla fattura minimalista, che non sacrificano, tuttavia, alla coesione una certa dose di eclettismo ed efficacia cromatica.

L’inventiva di Oh No si coniuga in una buona varietà di spunti, a comporre un mosaico cangiante dove brani sperimentali come “Boom”, psichedelia allucinata dentellata dal piano elettrico spiraliforme, “Punchdrunkpatterns”, sghemba e irregolare con un vocal di melodia latina acido e squillante, l’alt-rap astratto e dissonante di “Controlled Riots” e “Jones’s” si alternano ad altri più “classici” e anthemici: la oldschool bombastica e stilizzata di “Same Shit” (con il flow caustico e tutto al femminile di Rapsody e Psalm 1), l’elastica e groovy “Animals”, sospinta dal pulsare dell’organo e dai cori evanescenti in sottofondo, e “Rollin’ Up” (in cui si riunisce a The Alchemist).
Ma nella tavolozza di Oh No non mancano tonalità più atmosferiche e soul oriented in cui è evidente il marchio di casa Stones Throw, come pure l’influenza “parentale” di Madlib: il morbido e rilassato strumentale di “The Difference”, il lounge carezzevole da colonna sonora anni 70 di “Drifters” e il nu soul raffinato e ricco di armonie di “Improvement”, in cui si sente la mano, oltre alla voce nel ritornello, di Georgia Anne Muldrow.

Ingegnoso e al contempo accessibile, “Disrupted Ads” è il disco giusto (forse) per attirare su di sé l’attenzione che, nel complesso, la sua produzione merita.

(25/02/2013)

  • Tracklist
  1. Intro Doctor Visit
  2. Creepers
  3. Jones's
  4. Wet 'Em Up
  5. Same Shit
  6. Boom
  7. The Difference
  8. Punchdrunkpatterns
  9. Perfect Cylinders
  10. Cleansing
  11. Animals
  12. The Magmas
  13. Rollin' Up
  14. Drifters
  15. Improvement
  16. Outro
  17. Controlled Riots
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