Un altro viaggio in una psiche tormentata (in questo caso dalla campagna inglese in inverno, a quanto pare) rappresenta il contenuto del seguito di “I Predict A Graceful Expulsion”: un altro titolo un po’ pretenzioso, “Neuroplasticity”, soprattutto a valle dell’ascolto dei suoi brani.
Si sviluppa così, più che nell’esordio, un soul-folk a tinte dark decisamente più a-melodico e con uno strisciante senso di autismo, pregno di arrangiamenti ossessivi (“A Formal Invitation”, “Absisto”) e suggestioni in embrione (“Let Loose The Dogs”).
Visioni irrealizzate che si traducono in un disco altrettanto incompiuto: non basta ricordarci come suonano i National (“Bodies At Bay”), lo sapevamo già; o spacciare per vezzi artistici cose che Nick Cave faceva già trent’anni fa (“A Broken Memory”).
Il disco, in qualche modo, comunque si tiene insieme, grazie all’ottima forma, e alla comunque espressiva voce di Al Spx, che esce nelle parti più “umane” e meno affettate dal punto di vista artistico (tutte e due compresenti in “Exit Plan”).
“Neuroplasticity” non conferma però le promesse di scrittura in senso stretto manifestate in “I Predict A Graceful Expulsion”, relegando questo secondo disco, in fin dei conti, a un puro esercizio interpretativo e di suggestione.
24/09/2014