ARCTIC FLOWERS - Weaver

2014 (Deranged records / sabotage)
dark-punk
Portland non è solo una delle capitali mondiali di un certo modo di intendere la sottocultura indie, ma anche un vivace “serbatoio” di band punk (e affini) gravitanti attorno alla scena do-it-yourself locale. Su queste pagine hanno già trovato posto gruppi death-rock come i veterani Deathcharge e i “metallici” Atriarch, ma la lista potrebbe continuare con ottime realtà post-punk come Estranged, Bellicose Minds o – appunto – gli Arctic Flowers.

“Weaver” è il loro secondo full-length, segue infatti “Reveries”, l’ottimo Lp d’esordio del 2011, uno split con i canadesi Spectre uscito nel 2010 e un paio di Ep autoprodotti; già da queste incisioni emerge il ritratto di una band le cui sonorità fondano su di un compromesso tra urgenza e spleen, avvicinandola a gruppi come gli spagnoli Belgrado, con cui hanno peraltro condiviso il palco in passato.

Venticinque minuti: tanto basta agli AF per confezionare una riuscita raccolta di anthem goth-punk “anni Dieci”; l’album parte in medias res con il riff di “Magdalene”: l’intreccio di chitarra, basso e batteria delinea lo scenario, decisamente cupo, su cui si staglia la voce di Alex Carroccio, malinconica ma battagliera.

In questo nuovo lavoro la musica degli Arctic Flowers assume i contorni di un post-punk dalle tinte piuttosto fosche (“Ex Oblivione”, “Byzantine”) ma con derive dark-wave, anche melodiche (“Dirges Dwell”); la sezione ritmica è comunque decisamente quadrata e non mancano momenti in cui emerge il “tiro” delle prime composizioni: su tutte la trascinante “Anamnesis” e quella “Impasse” che chiude l’album con il proverbiale botto.

Ben radicati nel circuito underground degli squat e dei centri sociali, ma senza dubbio appetibili alla scena goth “tradizionale”, gli Arctic Flowers sono i legittimi eredi dei Rubella Ballet, gruppo anarco-punk di culto noto per la livrea dayglo (in loco del tradizionale total black): del resto il loro nome è preso in prestito proprio da un brano dei britannici.

Vale la pena di recuperare anche l’esordio del 2011, un disco più diretto, che ci presenta un altro lato dell’Arctic Flowers-sound: ove “Reveries” era la colonna sonora di un’alba guerriera, “Weaver” assume dunque toni più crepuscolari, ma non fallisce nell’intento di comunicare l’energia e l’impeto del giovane gruppo statunitense.

08/09/2014

Tracklist

  1. 1. Magdalene
  2. 2. Tell My Horse
  3. 3. Ex Oblivione
  4. 4. Anamnesis
  5. 5. Cold Air...Dead Hand
  6. 6. Byzantine
  7. 7. Weaver
  8. 8. Dirges Dwell
  9. 9. Impasse

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