L’ombra dei primi Christian Death aleggia su un tappeto sonoro doom-sludge: con “Ritual Of Passing” gli Atriarch completano la transizione (iniziata nello split con gli Alaric) dal metallo oscuro e pesante di “Forever The End” (2011) all’attuale ibrido con il death-rock, e si affermano come la band più “estrema” del nuovo filone dark-punk.
I sette capitoli di “Ritual Of Passing” si stagliano granitici ed evocativi e, proprio come dei rituali, si sviluppano in un “crescendo” che trascina l’ascoltatore nella dimensione affascinante e oscura dove dimorano gli Atriarch. Le chitarre rocciose ed apocalittiche di Brooks Blackhawk trovano il complemento ideale nei synth spettrali di Garek J. Druss; la sezione ritmica è precisa, potente, e su tutto si staglia la voce di Lenny Smith, vagabonda nello spettro sonoro che include tutte le sfumature del nero. Tra le righe si celano accenni critici di “denuncia sociale”, ma gli Atriarch non lasciano troppo spazio alla prosa: il loro messaggio vuole arrivare lirico e intenso all’ascoltatore, una preghiera pagana che è anche un un grido di guerra.
“Ritual Of Passing” è l’amalgama riuscito di diverse influenze, e non la semplice somma delle stesse; un po’ come nel caso del debutto dei RØSENKØPF, il risultato suona nuovo e affascinante anche alle orecchie più “navigate”: il gruppo sta infatti riscuotendo consensi trasversali su siti specializzati (in campo metal e goth) e non (Pitchfork, ad esempio).
05/12/2012