Coathangers

Suck My Shirt

2014 (Suicide Squeeze) | punk-rock, hardcore

Il fenomeno delle “riot grrrl” esplose con forza tra fine degli anni Ottanta e gli inizi dei Novanta sulla scia del buon successo raggiunto da band seminali come Bikini Kill, Babes in Toyland, L7 e Hole, contribuendo a dare voce e chitarre a orde di ragazze ribelli e (più o meno autenticamente) incazzate con il mondo. Una fiammella rosa nata dal punk e dall’hardcore che, dopo più di vent’anni, non accenna a smorzarsi: una nuova certificazione arriva con il ritorno delle Coathangers, giovani fanciulle statunitensi che con “Suck My Shirt” arrivano al quarto album pubblicato con la Suicide Squeeze di Seattle, terra da sempre musicalmente molto fertile.
La band, che ha visto recentemente la dipartita della tastierista Candice Jones, si compone di Meredith “Minnie” Franco al basso, Julia “Crook Kid” Kugel alla chitarra e Stephanie “Rusty” Luke alla batteria; le coordinate sonore restano, come da copione, quelle di un garage-punk tirato, chiassoso e tendenzialmente senza grosse pretese (sì, c'entrano qualcosa i Be Your Own Pet), eppure capace di spunti melodici e variazioni sul tema anche piuttosto interessanti.

I nervosi riff sparati a tutta velocità sulla sei corde risultano tanto elementari (e, a tratti, piuttosto scontati) quanto diretti ed efficaci nel loro intento, segno che le ragazze hanno trovato la quadra “chitarra, basso, batteria, voce” senza doversi sforzare più di tanto e comunque, bisogna ammetterlo, senza mettere in campo chissà quale talento compositivo.
E allora non ci resta che alzare il volume e sconquassare lo sconquassabile con l’irruente e coinvolgente energia di pezzi come “Follow Me” e “Love Em And Leave Em”, ben supportate dall'acidissimo timbro vocale di Rusty la batterista tatuata, che si rivela ancora una volta incredibilmente vicino a quello di Brody Dalle, probabilmente l'ultima vera regina delle punk-rocker di tutto il globo terracqueo.

Si sente abbastanza l’influenza hardcore di band come Dead Kennedys e Black Flag (“Springfield Cannonball”, “Smother”, “Derek’s Song”, quest’ultima un requiem per un amico scomparso) in un disco in cui non mancano pezzi dal tiro giusto (la già citata “Follow Me”, che probabilmente pecca solo nell’eccessiva durata), escursioni e sperimentazioni (la cupa virata new wave di “Zombie”, il richiamo a certe sonorità sudiste care ai concittadini Black Lips di “I Wait”, le sporche iperboli di “Adderall”) e rimandi al power-pop più disimpegnato (“Drive”).
Purtroppo non mancano neanche episodi francamente rivedibili e dimenticabili, su tutti “Merry Go Round” in cui sembra quasi di sentire Ebony Bones duettare con un’improvvisata band di liceali alle prime armi. Eppure noi non ce la sentiamo di condannarle troppo, queste Coathangers, almeno finché non decideranno di seguire il pessimo esempio di Jemina Pearl dandosi in pasto all'irritante pop zuccheroso e smetteranno definitivamente i panni delle tipe dure e aggressive.

Le ragazze di Atlanta, dopo tre album tutto sommato sottovalutati, sparano fuori un disco di punk garagista onesto, abrasivo e rumorosamente festaiolo. D’accordo, non si tratta di nulla di memorabile o di nuovo sotto il sole. D’accordo, le ragazze non inventano niente e non sono neanche lontanamente avvicinabili al talento tutto femminile delle nuove leve Savages o Warpaint. Voi, per non sbagliare, non formalizzatevi e buttateci lo stesso un ascolto: non troverete certo l'Arcadia, ma passerete comunque una mezz'oretta di disimpegno totale.

(25/03/2014)

  • Tracklist
  1. Follow Me
  2. Shut Up
  3. Springfield Cannonball
  4. Merry Go Round
  5. Love Em And Leave Em
  6. Zombie
  7. Smother
  8. Dead Battery
  9. Adderall
  10. Derek's Song
  11. I Wait
  12. Drive


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