Come riporta giustamente la press-sheet, questo sette pollici rappresenta una sorta di cambiamento per i Control Unit. Così le strutture no wave tinte di post-industrial e improvvisazione dei precedenti lavori vengono sostituite da più squadrate geometrie noise-rock, tuttavia (fortunatamente) le atmosfere rimangono fortemente deviate. I tre pezzi molto buoni, anche se “Body Language” ha una marcia in più con il suo riff cupo che è quasi un rombo, su cui s’innesta il lamento eroinomane della Kastel.
Con questo lavoro i Control Unit dimostrano, semmai ve ne fosse ancora bisogno, che eccellono, oltre che nell’improvvisazione, anche quando si tratta di scrivere canzoni. E a questo punto, visto il cambiamento in atto, attendiamo con trepidazione il prossimo lavoro sulla lunga distanza.
04/09/2014
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