Eugenio In Via Di Gioia

Lorenzo Federici

2014 (Libellula) | folk-pop

La vena ironica traspare già dal nome, con quell'“Eugenio in Via Di Gioia” formato incastrando i nomi di tre quarti della band (il cantante Eugenio Casaro, il fisarmonicista Emanuele Via e il batterista Paolo Di Gioia), per poi proseguire per il titolo di questo primo Lp, uguale al nome del membro restante (il bassista Lorenzo Federici). È un giochetto che va a creare una situazione di non facile soluzione per coloro che si trovano di fronte al gruppo per la prima volta: qual è il nome dell’artista? E quello dell’album? Si tratta di una band o di un cantautore? In pratica, una beffa bella e buona alla faccia dell’immagine facilmente riconoscibile e della forma preparata ad hoc per il proprio pubblico.

Come premesso, le aspettative sull’ascolto sono già direzionate dagli stessi musicisti, che sembrano voler premettere "non aspettatevi niente di serio da noi". O quantomeno, niente di detto in modo serio, dato che di argomenti rilevanti in fondo se ne toccano, rimanendo piuttosto fedeli alla leggerezza, che è il vero punto di forza di questo disco. Se dal lato lirico la band è stata bene o male inquadrata, manca ancora quello musicale, ma qui non serve dilungarsi troppo, dato che l’intero lavoro si mantiene su una linea melodica di stampo pop-folk e si preme di rientrare dentro questi confini il più possibile.

La scaletta parte col piede giusto, “Argh!” e “Ho perso” sono due brani che scherzano sulla scena musicale nostrana: da una parte i concerti in eterno ritardo, dall’altra i concorsi tentati per raggiungere l’agognato successo. È il modo migliore di presentarsi, con liriche che divertono e una melodia che si piazza in testa al primo ascolto. Purtroppo, a discapito della partenza positiva, una buona parte della seconda metà subisce un tracollo, presentando tracce sì piacevoli da ascoltare, ma con testi spesso acerbi e che non convincono.
Certo non è tutto da buttare, vi sono diverse battute che strappano un sorriso, e brani come “Pam” che ne strappano anche più di uno. Ma queste convivono con parti imbarazzanti, come il ritornello di “Noi adulti” che si limita a ripetere “Il nostro cane è su Facebook” in cinque modi diversi e che suona peggio di ogni nanananà o pereperepepè, o come “Ottetto di stabilità”, una traccia pregna di una comicità che proprio non decolla.
Alla sezione ironica si affiancano anche parti più gravi, le quali (stranamente) non solo non stonano in un album nato fondamentalmente per divertire, ma anzi portano la stanghetta della qualità un po’ più in alto. Tra queste merita una menzione d’onore la ghost-track “Il mondo che avanza” che era già comparsa in “Ep Urrà” sotto il titolo di “All You Can Eat” e che piacevolmente ritroviamo con un arrangiamento più coinvolgente.

Il lavoro, che è stato prodotto in crowdfunding quest’autunno su Musicraiser, nel complesso è un passo vincente, ma che poteva essere giocato in modo migliore. È probabile che non causerà grandi risate come i migliori Elio E Le Storie Tese, ma certamente regalerà qualche sorriso sincero. La comicità che porta con sé si distanzia profondamente da quella a volte nonsense di "Musica Per Bambini", perché ne è a conti fatti una versione più leggera, che si pone come unico obiettivo la sdrammatizzazione di situazioni quotidiane.
Un disco con tanti limiti, ma un buon punto da cui partire per fare i prossimi passi. C’è del potenziale e si vede, sarebbe un peccato non sfruttarlo al meglio.

(19/01/2015)

  • Tracklist
  1. Argh!
  2. La cosa peggiore dell'universo
  3. Ho perso
  4. Non ancora
  5. Ottetto di stabilità
  6. Noi adulti
  7. Egli
  8. Pam
  9. Troppo sul seriale
  10. Zoo balneare (ft. Banda Fratelli)
  11. Il mondo che avanza - ghost track
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