In soli due anni il duo svedese dei JJ aveva messo in gioco suggestioni dream-pop, che sembravano attendere solo qualche raggio di sole per mostrarsi in tutto il loro candore: Joakim Benon ed Elin Kastlander frantumavano delicatezze acustiche con strali di synth-pop dai toni glaciali e dal sapore dolciastro. Eppure quel marshmallow sonoro si scioglieva, immerso in suoni ora hip-hop, ora folk e perfino dub che possedevano un effetto straniante.
Agivano nell’ombra senza svelare nemmeno i loro nomi i JJ, e ora che è caduto il velo e possiamo incrociare i loro sguardi, ci accorgiamo che sono passati quattro anni dall’ultimo album. L’orchestra si è intromessa nelle loro armonie, l’ambizione si è fatta strada nel loro cristallino synth-pop e anche la scrittura sembra aver preso spessore, ma “V” suona più come un punto di partenza che un punto d’arrivo.
Molto rumore per nulla, direbbe Shakespeare: infatti, nonostante gli sforzi e le buone intenzioni, il nuovo capitolo del duo è amabilmente inconsistente. L’enfasi di “Dynasti”, la mediocrità lirica e ritmica di “Dean & Me” e il cantilenante incedere della trasognata “When I Need You” non sono affatto quella meraviglia che Pitchfork spaccia per le canzoni più belle mai scritte dal duo.
Solo “All White Everything” offre un intreccio sonoro più interessante e vivido, mentre il disperato tentativo di corrompere le atmosfere di “Fågelsången” con vari elementi etnici provoca una leggera nausea.
Quando i JJ lasciano da parte le ambizioni e ricuciono quelle sonorità che rendevano affascinante “3”, acciuffano per la coda la loro musa, come nella incantevole “Full”, per poi crollare nell’oblio della banalità, che il guizzo hard-rock della conclusiva “All Ways, Always” rende ancor più evidente e fastidiosa.
Il duo svedese alfine è rimasto prigioniero delle sue ambizioni: un peccato che speriamo di poter perdonare in futuro. Sarà più arduo e difficile comprendere invece chi come Pitchfork ha sbandierato “V” come un piccolo capolavoro. Sia ben chiaro che il nuovo album dei JJ non è un brutto disco, preso a piccole zolle può anche sollevare entusiasmi e curiosità, ma le emozioni sono altrove.
29/09/2014