Kassem Mosse (aka Gunnar Wendel) si conferma essere il cavallo di battaglia della tedesca Workshop. Il suo debutto arriva dopo una manciata di singoli ed Ep killer pubblicati sia su Workshop (si pensi al capolavoro “Workshop 12” del 2011) ma anche su altre label di notevole caratura come Nonplus e Microdisko.
Mosse è uno che difficilmente delude. E’ diventato negli ultimi anni uno dei produttori di riferimento della scena techno sperimentale internazionale. Un produttore sempre un po’ in disparte dalle tendenze del momento, capace di creare un album dal suono variegato e intriso di sensuale e raffinata musica elettronica.
Come da tradizione Workshop, il titolo del qui presente Lp segue un mero ordine numerico e le singole tracce sono tutte senza titolo. I due 12″ che compongono l’album possono quasi considerarsi due EP a sé stanti. Mentre il primo è particolarmente virtuoso ed energico e contiene i due highlight dell’album, “A2” e “B1”, entrambi ipnotizzanti groove machine su onde di sintetizzatori, nel secondo l’atmosfera diventa rarefatta sfumando in un ambiente più oscuro e dilatato, rappresentato perfettamente da “C1” e dalla melanconica finale “D1”.
Senza ulteriori giri di parole, “Workshop 19” proietta Mr. Wendel nell’olimpo dei produttori degli ultimi anni. L’album non ha praticamente punti deboli, negli ultimi tempi caratteristica davvero difficile da riscontrare in lavori di questo tipo. Un disco che si può godere in qualsiasi circostanza, seduti su un bus in una giornata uggiosa o all’aria aperta sfogliando un libro. Del resto, è lo stesso Gunnar a ricordarci l’essenza dei fatti:
“Electronic music is not about the internet.
It’s about going to a party,
what you experience,
what it makes you fell.”*
*Kassem Mosse per Little White Earbuds
20/04/2014