MYSTICUM - Peaceville

2014 (Peaceville)
black metal, industrial

L’evo delle reunion obbligate non esenta alcun nome dalla convocazione con il reprise della storia, tantomeno una cult-band Docg la cui torbida storia affonda negli annali del black metal norvegese al proprio zenit.

I Mysticum apparvero come trio di tossicodipendenti conclamati in grado di incanalare le proprie devianze e ossessioni nella sinistra epifania “In The Streams Of Inferno”, opera malatissima che, fondendo black metal e industrial music, squassò alle fondamenta una scena che si era fino ad allora delineata secondo parametri ben precisi e faticava a tollerare spinte in avanti e sperimentazioni troppo ardite. Essi superarono quella linea di demarcazione, centrando un indispensabile punto di non ritorno per una generazione di seguaci a venire e per l’evoluzione stessa dello stile.

Dopo ben diciott’anni di gestazione viene dato alle stampe “Planet Satan”: quello che, con un’iperbole ma non troppo, costituisce per il black metal ciò che “Smile” dei Beach Boys ha rappresentato per la musica pop, in termini di “album perduto”. L’uso glaciale della drum machine e il tocco morboso dei sintetizzatori marchiano una formula inconfondibile che, già dall’esplicativa opener “LSD”, schiude il varco a una zona morta straziata da marciume, gelo, malessere, dove l’approdo naturale è l’alienazione massima, invocata dal grido disumano di Cerastes. Come all’epoca del platter che uscì per Full Moon, il virus di un nichilismo crudo e distaccato si insinua tra sporadici flash di psichedelia insana (“The Ether”) e impercettibili filamenti di musica cosmica da incubi post-mortem. Il suono crea uno spazio senza nome sprofondato in coaguli di dolore, dissoluzione di riferimenti possibili, buio totale. In “Fist Of Satan” riaffiorano dai baratri dell’oblio i Celtic Frost dei primordi (Tom G. Warrior incluso), qui affogati in un maelstrom di paranoie andate a male.

La disperazione si fa tangibile in “All Must End”, dai tratti desolati e angoscianti. “Dissolve To Impiety”, chiusura dark-ambient di stampo isolazionista alla Deutsch Nepal, non impressiona oltremodo, ma acquisisce senso compiuto guardando al corso della band di Asker, come a simboleggiare la requie terminale dopo il crollo dell’esistente.

E’ possibile notare che, dopo un lasso di tempo così ampio, quella che all’epoca fu sfrontata azione di rottura, è ora dettame riconosciuto. Tanto più in periodi in cui l’avanguardia di genere parla altre lingue, maggiormente innovative e stimolanti (Deafheaven, Agalloch, Wolves In The Throne Room…) che, a loro volta – con ogni probabilità – diverranno maniera. Sorge così il dualismo che porta l’indubbio fascino per un tale frammento di mitologia a cozzare con una realtà ben più prosaica: quella di chi ha tracciato il solco per primo ma lì si è fermato, e da lì è ripartito, come se il tempo non fosse mai trascorso.

Un limite non indifferente per un disco che, fosse uscito nei tempi debiti, avrebbe avuto tutt’altra rilevanza. Oggi come allora prendiamo atto che, impermeabili a ogni interposizione esterna, i Mysticum mantengono lo sguardo sempre diretto verso un mondo asettico, privo di emozionalità, nella loro personale concezione di un panorama distopico prossimo venturo, agognato anziché temuto. La contemplazione del disfacimento universale senza coinvolgimento alcuno, fino alla fine dei giorni.

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01/11/2014

Tracklist

  1. 1. LSD
  2. 2. Annihilation
  3. 3. Far
  4. 4. The Ether
  5. 5. Fist Of Satan
  6. 6. All Must End
  7. 7. Cosmic Gun
  8. 8. Dissolve To Impiety

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