Never Sol

Under Quiet

2014 (Denovali) | art-folk, songwriter

Che una delle caratteristiche prime di Denovali fosse la varietà del suo catalogo lo sapevamo da parecchio tempo, e l'abbiamo a dire il vero ripetuto alla nausea pure da queste parti, ma alzi la mano chi mai si sarebbe aspettato di trovare sull'etichetta tedesca una cantautrice ceca che si tiene lontanissima dai droni. Sára Vondrášková in patria di spazio ne aveva in realtà già trovato, tanto da guadagnarsi un featuring con Floex e da far pubblicare questo "Under Quiet" dalla locale Supraphon, prima di questa “classica” operazione di ristampa operata dalla magnifica compagine di Wenden.

Never Sol, pseudonimo adottato dalla musicista un paio d'anni fa, è il luogo di incontro fra una serie di linguaggi che presi da parte giustificano decisamente di più l'intera operazione: il cantautorato a tinte elettroniche, il jazz contemporaneo, il cosiddetto baroque-pop e il folk nordeuropeo, mescolati con il comun denominatore di un'attitudine fortemente teatrale. Al punto tale che viene quasi impossibile crederle quando sfoggia il suo diploma di conservatorio in pianoforte affermando orgogliosa che in principio era “tutto lì”. Viene difficile crederle, ma la curiosità del classico “cosa sarebbe successo se si fosse fermata lì” sorge in realtà spontanea.

Non perché la bontà e l'originalità del progetto vogliano essere messe in discussione, quanto perché la convivenza degli elementi suddetti si dimostra alla prova dell'ascolto molto meno facile e armoniosa del previsto. Il disco viaggia infatti decisamente a due velocità, determinate dal talento di Sára nello scrivere canzoni di grande effetto: “Hands” è il paradigma di quando le cose riescono al meglio, equilibrata fra una strofa cullata da folate elettroniche e un ritornello maestoso e memorabile. Altrettanto belle sono la pastorale litania di “Run With The Wolves” - dalle parti degli ultimi Goldfrapp – la sentita liberazione di “Breathe” e la fiaba oscura di “Eyesskinmoves”.

Si tratta però di episodi che si contrappongono al morbo che affligge il disco, di cui la spiritata apertura dark di “Lake” è sintomatica: il manierismo, impiegato in dosi a dir poco eccessive anche nella sussurrata “Places” e nel passaggio esoterico di “The Dive”. “Lay Down” cerca ambiziosamente di rinsavire a suon di clarinetti, oboi e arpa una forma quantomai classica di songwriting, finendo con l'annoiare tanto quanto il mantra sporco di “Breathe”. Alla lista si aggiunge pure il graffiante passaggio di “Zero” e la pure coraggiosa chiusura rumorosa di “Femme Fatale”. Pezzi esteticamente ineccepibili ma poveri di sentimento, ombre a contrapporsi alle luci in un album che scivola via senza lasciare traccia di sé.

(19/06/2014)

  • Tracklist
  1. Lake
  2. Hands
  3. Run With The Wolves
  4. Places
  5. Breathe
  6. Lay Down
  7. The Dive
  8. Eyesskinmoves
  9. Burning
  10. Saint Fly
  11. Zero
  12. Femme Fatale
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