Objekt

Flatland

2014 (PAN) | elettronica

Tj Hertz, aka Objekt, si è dimostrato già attraverso innumerevoli Ep, sempre di elevata fattura, uno straordinario ascoltatore e assimilatore delle più disparate tendenze del primo squarcio di decennio - dal garage al dubstep - capace di far sempre emergere una personale impronta sonora, estremamente frammentaria e variegata, ma al contempo sapientemente confezionata. Hertz, però, si è sempre limitato a produrre materiale esclusivamente dancefloor-oriented senza mai sfondare il limite dell'Ep e senza tuffarsi quindi nella totale e libera espressione a pieno titolo e formato.

Con questo suo primo album, Objekt prova ad allungare il passo, preoccupandosi il meno possibile della "ballabilità" complessiva del suo prodotto, arricchendo e stratificando ancor di più la sua intricata rete sonora. Il risultato è un lavoro tanto difficilmente inquadrabile quanto seducente. L'intero album, infatti, è un susseguirsi di percorsi che a volte si intrecciano o si riflettono, sempre a dispetto di una rassicurante linearità tra tutte le tracce. Benché si possa chiaramente avere la sensazione di aver a che fare con un disco costruito attraverso un approccio del tutto istintivo, c'è un continuum sonoro preciso e studiato. Un'enorme equazione, perfettamente bilanciata in undici tracce, che di certo non fa predominare un pezzo sull'intero corpus, ma fa guadagnare forza e coesione al disco nel suo insieme.

L'album, che segue e prende le mosse dalle sonorità del terzo Ep, è strutturato come un vero e proprio catalogo di richiami raccolti e ricuciti con impressionante precisione chirurgica. Tutta la personalità e la versalità di Hertz vengono fuori, battuta dopo battuta. Fin dall'attacco di "One Fell Swoop", veniamo mitragliati da una esplosione di cortocircuiti frammentati in una ritmica frenetica e devastante, che lascia il posto alle già più regolari, ma non meno spietate "Ratchet" e "Strays" (si strizza l'occhio alla minimal-wave dei connazionali Das Kabinette).
Dopo lo stacco dalle atmosfere stralunate di "Agnes Apparatus", Objekt riparte più denso e oscuro con le implosioni trascinanti di "Dogma" e "First Witness", marchiata a fuoco da una crudeltà oppressiva à-la Haxan Cloak. Smaltito l'interludio ci si tenta di ricomporre con la rassicurante "Second Witness", che ricorda le movenze di Steven Allison ai tempi di "Los Angeles". Ma la desolazione è alle porte e TJ fa crollare la terra sotto i piedi con "One Stitch Follows Another" per poi farci abbandonare definitivamente il pianeta con la rarefatta "Cataracts".


Objekt riesce nell'intento di mostrare ciò che è capace di fare al di là delle seduzioni del dancefloor, producendo un lavoro davvero variegato e ricco di sostanza, destinato anche a un puro ascolto e non solo alla proposta in pista. Certo è che potrebbe deludere chi già lo conosce per i suoi precedenti singoli più incisivi e non riuscirà a trovare in quest'album la forma-canzone più semplice e diretta (anch'essa sempre di ottima qualità) tipica degli scorsi Ep. Questo però non rende il suo lavoro meno attrattivo, ma anzi rivela una grande e già solida maturità artistica.

(10/11/2014)

  • Tracklist
  1. Agnes Revenge
  2. One Fell Swoop
  3. Ratchet
  4. Strays
  5. Agnes Apparatus
  6. Dogma
  7. First Witness
  8. Interlude (Whodunnit?)
  9. Second Witness
  10. One Stitch Follows Another
  11. Cataracts
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