Trust

Joyland

2014 (Arts & Crafts) | synth-pop, dark-synth

Li abbiamo attesi con tanta impazienza dopo il fulminante esordio di due anni fa, ma alla cruciale seconda prova, il carrozzone pseudo-coldwave dei canadesi Trust giunge ai nostri lidi sfranto e acciaccato. Qualcosa è cambiato davvero: fatta fuori Maya Postepski (già negli Austra), sono rimasti solo Robert Alfons e la sua vociazza biascicosa, con la quale tenta di consolarci snocciolando le nuove lacrimevoli storielline imbevute nel caratteristico bagno freddo tipico della band.
 
"Joyland" non è un brutto album, ma in parte delude le aspettative. Alfons ha indubbiamente impresso il proprio volere, riuscendo ad attuare qualche sostanziale modifica senza snaturare il sound originale, e questo ci dimostra che, nonostante tutto, ci sa fare. Ferma restando la matrice assolutamente sintetica, infatti, l'atmosfera del nuovo disco appare più distesa e gassosa rispetto a prima, ma a tratti anche informe e insapore (basti pensare a "Slightly Floating", un intro che sembra non finire mai).
 
Quel che manca, molto semplicemente, sono le canzoni. Quelle che si ficcano in testa, e ci fanno ballare, sciancati e ubriachi di sambuca bevuta a shot. Dove un tempo c'erano appiccicose pareti di caramella e scabrosi buchi nel muro, oggi ci sono melodie che non si imprimono ("Geryon", "Icabod"), o scadono nello zuccheroso andante ("Joyland"), o ancora una pigiata ritmica dove il climax sembra non arrivare mai ("Peer Pressure"), e una svisata tunz tunz come "Barely" che, pur d'effetto, suona un tantino banale.
Quel che lascia un segno, semmai, sono la vocetta alla Gigi D'Agostino nell'appiccicosissimo ritornello del singolo "Rescue, Mister" (che stranamente funziona!), e soprattutto i delicati punteggi di synth di "Are We Arc?" e l'estatico saliscendi di "Capitol" (questi davvero degni del glorioso passato).
 
Insomma, dopo il troppo hype dello strombazzato "Trst", forse un'accoglienza più freddina andava anche messa in preventivo - specialmente per un genere tutto sommato idiosincratico come quello che fa Alfons - ma la dolente verità è che le canzoni di "Joyland" non riescono proprio a bissare l'emozione provata in precedenza, né sembrano in grado di potersi guadagnare nuovo pubblico. La copertina stessa, così anonimamente scura e intristita, è lontana anni luce dall'indimenticabile bruttezza della foto precedente, che sembrava uno starmorph tra Antony e Cher. Il che non vuol dire che il disco sia necessariamente un passo falso per tutti - lo si può sempre sculettare con decadente piacere, come suggerisce la catchphrase coniata ad hoc che accompagna diverse recensioni "an eruption of guts, eels and joy". Ma, in tutta sincerità, io preferivo quella vecchia arcigna di "Chrissy E".

(03/03/2014)

  • Tracklist
  1. Slightly Floating
  2. Geryon
  3. Capitol
  4. Joyland
  5. Are We Arc?
  6. Icabod
  7. Four Gut
  8. Rescue, Mister
  9. Lost Souls/Eelings
  10. Peer Pressure
  11. Barely
-
TR/ST su OndaRock
Recensioni

TR/ST

The Destroyer - 1

(2019 - House Arrest, Royal Mountain, Grouch)
L'atteso ritorno del sinistro synth-pop di Robert Alfons. Il disco della verità diventa quello ..

TRUST

Trst

(2012 - Arts & Crafts)
L'abbagliante esordio di una creatura ibrida, tra synth e revival

News
Trust on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.