Balthazar

Thin Walls

2015 (PIAS) | alt-pop, art-pop

Ormai diventati a pieno titolo tra le band di punta della scena indipendente belga, e con un carnet di apparizioni (anche in classifica) in giro per l'Europa che ne ha cementato lo status anche in giro per il Vecchio Continente, i Balthazar sono più di un grande vanto nazionale, una realtà che ha saputo vincere la sfida all'internazionalità e tracciare dunque il proprio percorso da pari in un contesto agguerrito e privo di margini concreti. La pubblicazione di “Thin Walls”, seguito ideale di quel “Rats” che tre anni fa li sottopose all'attenzione di un uditorio più vasto e sfuggente, giunge nel tentativo di cementare la buona reputazione del quintetto, di permettergli di compiere l'ulteriore, necessario passo in avanti in termini di maturità e crescita artistica. Se da un lato l'obiettivo può dirsi pienamente raggiunto, dall'altro quest'ultima fatica finisce con il mettere in mostra quei difetti e tentennamenti che la precedente raccolta aveva già evidenziato, seppure in misura di gran lunga minore. A questo giro, la calce fresca aggiunta all'edificio eretto potrebbe rivelarsi sostanzialmente di scarsa rilevanza.

Si è parlato dei nuovi brani come di prosecuzione, insomma: se alla raccolta del 2012 toccava l'arduo ma gratificante compito di svelare al mondo le coordinate stilistiche del quintetto, la sua fascinazione per una scrittura arty e sbilenca nonché il finissimo gusto per arrangiamenti sfiziosi e raffinati, a questo giro l'occasione è buona per investire sulle buone intuizioni del predecessore, espandendone la portata ed escogitando nuovi viatici in cui farle confluire.
Indubbiamente, dal punto di vista della confezione, molto si è mosso, e con un balzo di qualità tutt'altro che di poco conto. Con una netta sterzata verso atmosfere più delicate e sornione, con le brillanti esecuzioni di basso e archi a svettare sul resto dell'organico strumentale, le sottili pareti di questo album si ammantano di concreti e marcati aromi chamber-pop, sovente dalla magnetica allure notturna (il dittico “Bunker” - “Dirty Love”), altre volte puntando su più concreti accorgimenti ritmici (“I Looked For You”, “Nightclub” e l'andamento sbarazzino in fascia simil-rock), senza mai però sacrificare la sofisticata e ironica leggerezza di fondo (corrispettivo della ridente delicatezza dei testi di Maarten Devoldere), una sensibilità compositiva di raro pregio tissutale.

Ed è certo che sotto questo aspetto i Balthazar non hanno nulla da invidiare praticamente a nessuno, giocano da autentici fuoriclasse in un campionato nel quale trovare loro pari è un'impresa ardua. A considerare però la scrittura, l'aspetto portante dei pezzi, si finisce spesso per cascare, se non rovinosamente, a sufficienza da provocarsi lividi vistosi, a palesare mancanze che a questo livello rischiano di mandare tutto all'aria. Con tutto che il disco è stato realizzato nei ritagli di tempo dal tour, e che tutto sommato il penchant per melodie sbieche fa parte a pieno titolo dell'humus artistico della band, a questo giro la voglia di complessità espressiva viaggia a stretto contatto con l'approssimazione, spesso confondendosi con essa al punto da diventare indistinguibile.
Si profila quindi una parata di brani di cui è facilissimo rievocare mood e atmosfera, ma che al vaglio della melodia risultano schiavi della loro stessa attitudine, un groviglio farcito di buone intenzioni da cui evidenziare poche, valevoli, mosche bianche. “So Easy” ad esempio, raffinato bozzetto cameristico, nel quale brillantezza emotiva e ispirazione di penna trovano perfetta corresponsione, a composizione di un passo di notevole intensità e fascino interpretativo, oppure la già citata “Nightclub”, che in virtù del suo trasporto e di un maggiore dinamismo scopre le sue carte senza troppi giri di parole, funzionando alla grande.

Per il resto, tra pasticciate tentazioni corali (“True Love”, dalla comunque sorprendente apertura a richiami progressive) e poco convinti sforzi di costruire la perfetta pop-song (“Last Call”, “Wait Any Longer”, che arrancano spente ancor prima di decollare), di buone canzoni resta soltanto l'esoscheletro, un'ombra da cui ricostruire l'intera figura. “These Walls” non risulta un disco propriamente insufficiente, anche per un'ambizione esecutiva che tutto sommato lascia intuire in potenza sviluppi di rimarchevole caratura. Prediligere però in continuazione la strada dello stile per una formazione dalle pretese così popular non può continuare a costituire un'attenuante.

(18/05/2015)

  • Tracklist
  1. Decency
  2. Then What
  3. Nightclub
  4. Bunker
  5. Wait Any Longer
  6. Dirty Love
  7. Last Call
  8. I Looked For You
  9. So Easy
  10. True Love




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