Beirut

No No No

2015 (4AD) | folk-pop, chamber-folk-pop

Nel registrare questo "No No No", Zach Condon deve essersi guardato attorno, l'armamentario balcanico appeso alle pareti, mentre fuori dominavano glitch e chitarre, e fatto quattro conti. In due settimane sono venuti fuori ventinove minuti di musica sparuta, ossificata, quasi liquida all'essenza. Ed è così che si realizza in questo disco la definitiva spersonalizzazione della musica di Beirut, sempre meno caratterizzata, se non per un vago spirito world che emerge qua e là ("Perth", il tema percussivo di "Gibraltar").
Ovvio, nel panorama odierno sarebbe ormai improponibile riesumare il tono picaresco ed esotico di "The Gulag Orkestar", che ovviamente si è perso da tempo: a rimanere è però il carattere apatico della musica di Condon, la fiaba noiosa e slavata di un pensiero debole applicato alla scrittura musicale (e alla sua interpretazione).

L'impressione generale, come già almeno da "The Rip Tide", è di un Sufjan Stevens senza niente da dire, come confessa già "Gibraltar", brano dall'espressività giusta per una pubblicità di stampanti, colorato quanto superficiale, come dei Vampire Weekend svogliati. Carina la marcetta sixties in stile Summer Fiction di "Fener", ma la sensazione generale di un sottofondo, di un artista che lentamente scivola via, su una barchetta piena di strumenti ma sempre più deserta, è palpabile.

Naturalmente non c'è niente di particolarmente sgradevole, come nella strumentale, cameristica "As Needed", ed è proprio questo carattere scarnificato a rappresentare la scrittura del disco, ridotta ai minimi termini nell'imprendibile "At Once" e nel crescendo della Lekman-iana e soave "August Holland".
Va anche annotato che parte della cattiva ricezione del disco è probabilmente dovuta al fatto che il nome di Beirut è "passato di moda", per un motivo o per l'altro (magari per il suo fare distaccato), e sicuramente sarebbe stato interessante scoprire il destino di un "No No No" pubblicato sotto falso e nuovo nome.
A parte la facciata allettante, però, anche un esordio avrebbe mostrato la corda di un'assenza di sostanza che anche felici scelte di produzione e arrangiamento non possono nascondere, una sorta di siesta artistica che "Pacheco" impersona in superficie e profondità insieme.

(30/09/2015)

  • Tracklist
  1. Gibraltar 
  2. No No No 
  3. At Once 
  4. August Holland 
  5. As Needed 
  6. Perth 
  7. Pacheco 
  8. Fener 
  9. So Allowed
Beirut su OndaRock
Recensioni

BEIRUT

Gallipoli

(2019 - 4AD)
Il quinto album di Zach Condon, tra indie-pop e tributi al Salento

BEIRUT

The Rip Tide

(2011 - Pompeii)
Più ponderato e (relativamente) minimale, il terzo episodio della creatura del globetrotter Zach ..

BEIRUT

March Of The Zapotec / Realpeople: Holland

(2009 - Pompeii)
Nuove bande e vecchie tastierine nell'eccentrico doppio Ep di Zach Condon

BEIRUT

Lon Gisland

(2007 - Ba Da Ding)
Dopo l'exploit di "Gulag Orkestar", torna la banda di Zach Condon

BEIRUT

The Flying Club Cup

(2007 - Ba Da Bing! / 4AD)

L'orchestrina gitana di Zach Condon alla prova del secondo album

BEIRUT

Gulag Orkestar

(2006 - Ba Da Bing!)
Il debutto dal sapore balcanico del giovane cantautore Zach Condon

News
Beirut on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.