Capsule

Wave Runner

2015 (un BORDE / Warner) | electro-house, brostep

Di una cosa in particolare va dato atto a Yasutaka Nakata, e cioè di essere uno dei pochissimi in Giappone a muoversi in ambienti grosso modo definibili popolari, e ciononostante di avere il coraggio di guardare oltre i sempre più ristretti confini patrii. Questa risolutezza si manifesta sia nei termini della commercializzazione della propria proposta (e di quella dei suoi protégée, basti considerare il successo internazionale di Kyary Pamyu Pamyu), sia in quelli, ben più importanti in prospettiva, di apertura a un universo sonoro, multiforme e assolutamente indipendente da restrizioni geografiche, nel quale cogliere grandi possibilità comunicative e d'ibridazione, piuttosto che uno scoglio da non arginare per timore dell'ignoto. Se quindi la sua rivoluzione electro, ormai avvenuta più di un decennio fa, ha portato con successo il Sol Levante ad aprirsi a un mondo di possibilità espressive lontanissime dall'ennesimo act in salsa eurodance o dalla starlette urban-pop da lanciare con poco convincimento, è giunto nuovamente il momento di voltare pagina.

Già la parentesi di “Caps Lock” narrava dell'urgenza da parte del guru nipponico di muoversi oltre, di ritornare nuovamente a una dimensione di ricerca con cui scrollare un attimo di dosso la pressione per la nuova hit da lanciare sul mercato. Con il nuovo “Wave Runner”, a un anno e mezzo circa di distanza dal precedente, la strada tentata ancora una volta è diversa, indubbiamente meno spiazzante degli esperimenti minimali dell'album del 2013, ma non per questo meno dirompente per il chiuso contesto giapponese. L'idea tutto sommato non era male: dare di nuovo importanza al distortissimo (come di consuetudine) contributo vocale della sodale Toshiko Koshijima, puntando però su beat massicci e spigolosi, da infilare in contesti caotici, mutaforma, tanto massimali nell'esito quanto profondamente ballabili e freschissimi, nel sound. Peccato che tra il dire e il fare ci sia di mezzo la realizzazione di un album: almeno stavolta, le cose non sono andate propriamente come Nakata si aspettava.

Alzare i volumi e il tiro, pompare i muscoli della componente strettamente strumentale insomma, quanto e più di dischi già a loro modo imponenti come “Stereo Worxxx” oppure “More! More! More!”: se ad accompagnare la decisione ci fossero anche ritornelli degni di questo nome, canzoni in cui incanalare tutta questa epica del suono, forse la scelta avrebbe ripagato, e la nuova alchimia espressiva dato a risvolti più eccitanti. Non è che sia da gettare proprio tutto, e d'altronde l'esperienza a Nakata ha ormai impartito da tempo lezioni su come evitare agghiaccianti scivoloni da cui uscire troppo malconci. Vero è però che a moderarsi un minimo qualche nuance, qualche idea avrebbe potuto giovare di tutt'altri trattamento e considerazione. Avanzare la carta del brostep, in tal senso, poteva dare adito a nuove venture stilistiche nel macrocosmo electro di Yasutaka: usato però come mero “abbellimento” estetico in brani (“Dreamin' Boy” e “Depth”, per essere precisi) che altrimenti per loro costruzione ne farebbero tranquillamente a meno, perde di sostanza e significato, arenandosi a mera skrillexata di contorno.

Poi, sì, ci sono anche quei pezzi che con tutta la loro (voluta) scompostezza e dovizia di particolari sanno arrivare al punto e pure irretire, se lo desiderano. “Another World”, ad esempio, con tutte le sue segmentazioni micro-melodiche si aggiunge come ultimo avvincente tassello di un'analisi electro-house che parte da lontano; “Hero” mette in mostra un appetito per il pubblico dei dancefloor che Nakata sa stuzzicare con un decorso che piazza un refrain interamente strumentale. Nel complesso della proposta, spesso giostrata su una slavatezza di fondo a cui difficilmente si soprassiede (“Unrequited Love” e la sua adesione incondizionata agli schemi dance di appartenenza, la banalità nella gestione del climax di “Feel Again”) tracce del genere sono mosche bianche, sparuti frangenti di una creatività non lasciata deragliare, ma saldamente imbrigliata com'era giusto che fosse.

Con tutti i suoi difetti, si tratta in ogni caso di una coraggiosa defaillance. Si spera che la navicella Capsule torni a essere perfettamente operativa in fretta.

(12/05/2015)

  • Tracklist
  1. Wave Runner
  2. Another World
  3. Dreamin' Boy
  4. Hero
  5. Dancing Planet
  6. Depth (vocal dub mix)
  7. Feel Again
  8. Unrequited Love
  9. White Snow
  10. Beyond The Sky


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