Districts

A Flourish And A Spoil

2015 (Fat Possum) | indie-rock

I Districts sono un quartetto proveniente da un piccolo borgo della Pennsylvania che, dopo aver debuttato sulla lunga distanza nel 2014 con “Telephone”, si sta facendo conoscere a livello internazionale con questo secondo album. La loro proposta si inserisce in un filone che oggigiorno appare interessare sempre meno i musicisti giovani, ovvero quello dell’indie-rock. Probabilmente, al di là delle mode del momento, c’è meno interesse nell’approcciarsi a questo genere perché è più difficile riuscire a dire qualcosa di davvero proprio e che non sia già stato espresso da altri. Il merito dei Districts è proprio quello di riuscire a coniugare in modo interessante e personale i classici canoni del genere, ovvero un suono prettamente chitarristico e energico, un timbro vocale pieno e enfatico e melodie facilmente assimilabili ma non immediate come potrebbero esserle quelle pop.

Quest’ultimo punto è senz’altro il più importante quando si tratta di giudicare lavori di questo tipo: senza una buona qualità melodica non si va da nessuna parte, quindi è da lì che deve partire l’analisi. Questo disco supera brillantemente la prova da questo punto di vista perché tutte le canzoni, nessuna esclusa, hanno la capacità di catturare l’orecchio dell’ascoltatore e di far sì che risulti piacevole seguire tutto lo sviluppo dei brani. In questo aiuta anche la struttura molto semplice delle canzoni stesse: strofa, ritornello, special e qualche breve stacco strumentale: non ci si stanca a ascoltare i brani perché non si nota mai niente di superfluo o ripetitivo. Aiuta molto anche una parte vocale che sappia dare calore e trascinare, e anche qui la missione è perfettamente riuscita. Robbie Grote, infatti, canta in un modo che a volte ricorda un Julian Casablancas più passionale, ma più spesso ha un timbro decisamente più rotondo e in ogni caso ci mette non solo tanto cuore, ma anche quella sana sfrontatezza che ci vuole affinché si percepisca il necessario carisma vocale.

Infine il suono, anche qui ovviamente molto semplice nella struttura, essendo basato solo su due chitarre, basso e batteria, ma anche in questo caso bello e interessante, perché né la sezione ritmica, né le chitarre si muovono in modo banale. I due chitarristi sanno sempre creare delle armonie e delle interazioni ben congegnate, sia quando suonano entrambi in elettrico che quando uno dei due ha una chitarra acustica, e anche nelle due canzoni in cui c’è invece solo l’acustica, questa viene suonata in modo azzeccato e efficace. Le parti di basso e batteria piacciono perché non si limitano a tenere il tempo, ma lo fanno in modo sempre funzionale alla struttura della canzone, rinunciando spesso a spingere con foga, ma mantenendo il giusto controllo: anche se sprigionano meno energia in senso assoluto, lo fanno in modo più utile a valorizzare il risultato complessivo.

In definitiva, questi giovani musicisti (due hanno 20 anni e due 19) mostrano chiaramente di avere le idee chiare e hanno saputo confezionare un album al cui ascolto viene naturale agitarsi e cantare forte proprio perché non suona come un qualcosa di già sentito, nonostante i dischi di questa tipologia siano tantissimi. Sul proprio sito dicono semplicemente di avere la passione nello scrivere musica onesta e la genuinità di questa affermazione si percepisce in modo netto grazie a questo lavoro.

(05/03/2015)



  • Tracklist
  1. 4th And Roebling
  2. Peaches
  3. Chlorine
  4. Hounds
  5. Sing the Song
  6. Suburban Smell
  7. Bold
  8. Heavy Begs
  9. Young Blood
  10. 6 AM
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