Destino condiviso con tante next big thing indie del decennio 10, i District da Lititz (Pennsylvania, Usa) non hanno mai confermato le aspettative riposte in loro da stampa e etichetta dopo l’incisivo “A Flourish And A Spoil” del 2015, loro prima uscita per Fat Possum dopo due dischi più o meno amatoriali registrati ai tempi del college (dove i membri della band si sono conosciuti) o subito dopo. Il successivo “Popular Manipulation“, del 2017, mostrò tutti i limiti del gruppo, che, pur più consapevole delle proprie possibilità e intenzionato ad allargare lo spettro del proprio indie-rock chitarristico, fallì nell’aspetto più importante per proposte semplici e dirette come la loro: la scrittura delle canzoni.
“You Know I’m Not Going Anywhere” conferma la volontà della band di valicare i propri confini musicali, stravolgendo gli equilibri del proprio sound, spostandolo decisamente verso suoni più rotondi, sovente neo-psichedelici, con le chitarre acustiche più in primo piano rispetto a quelle elettriche (“My Only Ghost”, “Velour And Velcro”, “Descend”) e pacchi di tastiere celestiali (la zuccherina “Hey Jo”). Mentre “Cheap Regrets” (scelta manco a farlo apposta come singolo di lancio), strillata da Rob Grote e striata da penetranti e ruvide chitarre elettriche, o il power pop irruento e gioioso di “Sidecar” non avrebbero stonato in “A Flourish And A Spoil”, la leggerezza degli arrangiamenti di “Changing”, con la chitarra soavissima e la nebbiolina degli echo, è piacevolmente inedita.
Per non parlare del folk impercettibile di “Descend” (Nick Drake divorato notti intere) o della fantasia di fiati della gelatinosa e un filo inquieta “Dancer”. Anche “And The Horses All Go Swimming”, ovattata com’è, sembra suonata sul fondo di una piscina – uno dei vertici del lavoro quando l’orchestrina danza un valzer con i riverberi shoegaze.
Non risolleverà una carriera (vuoi per il ridimensionamento critico della band, vuoi per l’interesse discendente verso l’indie-rock, seguito sempre da meno fan), ma “You Know I’m Not Going Anywhere” è un ascolto piacevole, a tratti anche decisamente bello. Scritto e suonato con coraggio da una band che non ha paura di prendersi rischi, potrebbe essere il preambolo di una trasformazione più completa e interessante.
08/04/2020