Vienna, maggio 1995: un anno dopo la sua fondazione e con l'ingresso di un nuovo nome nella proprietà del marchio, un'etichetta destinata a fare storia pubblica la sua prima tiratura. Si tratta di Mego e il disco in questione è un Ep, “Fridge Trax”, firmato proprio dai tre comproprietari del
brand: Ramon Bauer e Andreas Pieper (assieme nel progetto General Magic) e Peter Rehberg (in arte
Pita).
Tutt'attorno le derive sperimentali dell'acid-house e della techno stanno convogliando verso una direzione unica: l'astrazione. I reduci dagli ambienti colti dell'avanguardia elettronica storica, dall'industrial e dalle sue deflagrazioni, dalla
free-impro e dalla musica atmosferica più sperimentale presto intraprenderanno la medesima strada. Il resto è storia.
Vent'anni dopo di Mego resistono il marchio, la figura di Pita (attuale proprietario) e lo
status di realtà (ormai istituzione) fra le più attive nel promuovere forme poliedriche di musica accomunate da velleità di ricerca sonora. Il resto sta tutto alle spalle: una storia ventennale, appunto, fatta di un catalogo che può vantare tasselli fondamentali per la storia della musica elettronica tutta, e di iniziative, eventi, collane che hanno contribuito a fare di (Editions) Mego uno dei perni più blasonati dell'elettronica sperimentale tutta. Ed è in questo contesto che il
label boss decide oggi di scavare nel passato e riportare alla luce quella tessera, la prima di un ampio e blasonato mosaico, il cui valore simbolico non rappresenta certo l'unica peculiarità.
“Fridge Trax Plus” è in realtà una versione arricchita, un vero e proprio album che oltre ai brani dell'Ep raccoglie anche quelli di un lavoro successivo e complementare, “Live And Final Fridge”, uscito pochi mesi dopo per Source, altra etichetta memorabile del periodo. Il principio alla base dei due lavori è il medesimo: una serie di microfoni racchiusa all'interno di un frigorifero per documentare il microambiente sonoro in grado di crearsi grazie all'azione unita di bassa temperatura, motore del frigorifero, movimenti esterni e cambi di stato fisico dell'acqua e della condensa. Non una provocazione dadaista, ma una vera rivoluzione, razionalmente pensata, dell'approccio stesso alla materia sonora e al suo ascolto.
Riassemblati a dovere, i campioni registrati dai microfoni risultano infatti in grado di creare un ecosistema sonoro la cui particolarità è sostanzialmente indescrivibile a parole, ma che riesce a trasmettere sulla pelle in maniera incredibile il microambiente originario. I tre ci giocano, li assemblano a piacimento donandogli le forme più varie e condendo ciascuna con un aggettivo.“Deep Fridge” è un drone gelido che soffia bora sull'idea stessa di minimalismo elettronico, “Dope Fridge” è un funky alieno che tanto sarebbe piaciuto a
Brian Eno, “Thaw Fridge” e “Spring Fridge” anticipano di quattro anni l'estetica
abstract-techno di raster-noton e i
sample vocali di “Funk Fridge” portano sotto zero frammenti hip-hop.
E ancora: “Theme Fridge” calca la strada dell'ambient music più minimale infilando spunti a manetta per il primo
Vladislav Delay, “Raw Fridge” affronta l'infinito
continuum di
Phill Niblock disturbandolo e immobilizzandolo, “Ding Fridge” ci chiude gli oscillatori di un synth analogico cospargendoli di sapone per bolle. E se in“Shuffle Fridge” a essere congelati potrebbero essere gli
Autechre di “TriRepetae++”, in “Deeper Fridge” tocca al
post-industrial e in “Cool Fridge” a quegli albori
glitch sparsi in gran parte proprio sul catalogo Mego. La chiusura di “Final Fridge” pare infine un
loop ibernato dai
groove più funk di
Aphex Twin (l'incedere marziale di “We Are The Music Makers” è a un passo davvero), un richiamo a quella Londra il cui cuore sonoro risiede tutto nelle voci e nei rumori assortiti di “Phunk Fridge”.
Attraverso un'operazione di chirurgia del suono, i tre ottennero all'epoca la dimostrazione che un intero
soundworld potesse risiedere potenzialmente in un frigorifero e nel suo, di
soundworld. E, a parti invertite, che il
soundworld di un frigorifero potesse essere in grado di fornire elementi a sufficienza per condire un variegato mondo di elettronica
abstract. Una lezione da cui tutt'oggi si ha ancora molto da imparare. Nel produrre suono e nel lavorarlo ma, soprattutto, nell'approcciarsi all'ascolto.