RIG8 - Meno infinito

2015 (Freakone)
rock demenziale

È senza dubbio un nome da tenere d’occhio, quello di Rig8. Già batterista della Banda Elastica Pellizza e dei Syndone, con “Meno infinito” Paolo Rigotto giunge al suo quarto capitolo solista con le idee assolutamente chiare: fare un disco libero di suonare come gli pare. Il suo è, infatti, un album estremamente autartico, registrato quasi interamente da solo nei suoi “Freakeone Royale Studio” di Sciolze (Torino). Il risultato è una musica che si lega per definizione a quell’etichetta “demenziale” coniata da Freak Antoni, svincolandosi comunque da uno status che non ha mai reso totale giustizia a una forma di satira rock intelligente e surreale, un genere che all’Italia manca da tempo, soprattutto dopo la morte del leader degli Skiantos. “Meno infinito” si sviluppa, quindi, come un sagace concept-album ruotante attorno al binomio uomo/natura, criticando quel progresso che ci vede nelle vesti di vittime e artefici, ma soprattutto ricordando all’ascoltatore quanto sia ormai necessario ridimensionare il proprio ruolo da abitanti della Terra (da qui l’artwork di copertina).

È un obiettivo difficile, quello di far simultaneamente divertire e meditare il proprio pubblico, eppure l’impresa riesce a Rigotto magicamente facile. L’album inizia proprio con un sarcastico paradosso (“L’odio, dopotutto”), ma deraglia subito verso un allucinato inno ai sognatori (“Immaginazione”), prima di giungere nei dedali dell’Es freudiano con “Tom, tom” e “Mi devo curare”.

C’è spazio anche un brano più sperimentale (“Crociera in do”) e per filastrocche a corrente alternata (“L’elettricità”), mentre “Se tu” e “Ma io” riprendono poi specularmente quell’oblio in cui è caduto l’uomo moderno, il quale soffre ormai di una strana forma di “addomesticamento” a volere le cose, anziché desiderarle per davvero.

Dopo il fulmineo crescendo di distorsioni di “Morale”, la title track “Meno infinito” segna in seguito un altro climax, con pianoforte e voce che si legano in questa nuova forma di panismo, accettando la dura realtà della caducità delle cose (“tutto non basta/ tutto si guasta”).

Con questa nuova cognizione, l’uomo non può che rientrare nel ventre di Madre Natura (“Più mondo”) prima che l’ecumene sia inesorabilmente compromessa, in quanto “tirando le somme un altro mondo non c’è”. È un ritorno alle proprie radici che passa però anche attraverso il primo singolo estratto, “Fossile”, in cui viene scagliato un dardo infuocato contro la società dei consumi e delle apparenze. Questa irriverente invettiva verrà poi reiterata con escatologica ironia in “Scemi in paradiso”, frutto della collaborazione col bassista Francesco Borello.

Dopo aver aperto il vaso di Pandora, Rig8 si congeda tuttavia con un barlume di speranza: il disco si chiude, infatti, con la fugace “Autoreverse” e la voce ieratica di Sara Gennaro che offre all’ascoltatore un epilogo salvifico ma volutamente ambiguo. Resta soltanto da capire se questo finale sia solo un’altra mera illusione: aspettando la sentenza definitiva, non possiamo fare a meno di domandarci se l’Italia non abbia nel frattempo trovato il suo nuovo Freak Antoni.

02/07/2016

Tracklist

  1. 1. L'odio, dopotutto
  2. 2. Immaginazione
  3. 3. La gioia
  4. 4. Tom tom
  5. 5. Mi devo curare
  6. 6. Ultimo stadio (fino all')
  7. 7. Crociera in do
  8. 8. L'elettricità
  9. 9. Se tu
  10. 10. Ma io
  11. 11. Morale
  12. 12. Meno infinito
  13. 13. Più mondo
  14. 14. Fossile
  15. 15. Scemi in paradiso
  16. 16. Autoreverse