Unthanks

Mount The Air

2015 (Rabble Rouser) | chamber folk

È ormai evidente che il 2015 verrà ricordato come un anno d'oro per il folk in ogni sua sfumatura: è un anno di grandi ritorni cantautorali, di conferme e consacrazioni nella scena indipendente. Molti progetti hanno garantito al gruppo delle sorelle Becky e Rachel Unthank una stima generalizzata nei confronti della loro musica: anche se l'ultimo disco a nome proprio risale a quattro anni fa, le Nostre hanno continuato a stringere una varietà di legami artistici, in contesti assai più ampi della “cameretta” in cui continuano a produrre le loro più intime fantasie.

Gli undici brani di “Mount The Air” potrebbero essere, ad oggi, il compendio stilistico più maturo della formazione inglese. È con ogni evidenza, invece, il lavoro di una realtà che crede ancora in una dimensione artigianale della musica, trattata come un'arte applicata che non guarda tanto agli orpelli baroccheggianti – quale è il caso del craftsman Sam Lee – quanto alla dimensione narrativa ed emozionale.
L'immaginario delle Unthanks si rifà a tempi cavallereschi, di trovatori, leggende e simbolismi presentati in forma di poesia popolare. I versi principali della sublime title track si ripetono incessanti in un crescendo di dieci minuti, che man mano si apre a una coralità che lega la tradizione britannica alle nuove rivelazioni islandesi.

I'll cast all fear unto the wind
And undo my soul
And if in danger he tumbles from my hold
I'll rip the earth on which he lands
And rest his head to sleep
I love my lord
Because I know my love
For he is me

Lo sconforto di dame consumate dalla passione trova espressione negli archi derivati dal post-rock, con orchestrazioni corpose ma che non negano la primarietà degli strumenti solisti. Dal violino di Niopha Keegan emergono spontanee influenze celtiche (“Last Lullaby”, “For Dad”) e la malinconica tromba di Lizzie Jones – esclusa la prima traccia, con Tom Arthurs – fa da ponte tra la strumentazione classica e un lirismo decisamente contemporaneo.
Adrian McNally, produttore oltre che esecutore, dà un notevole contributo con un'ampia gamma di tastiere, dal piano alla celesta, dall'harmonium indiano all'organetto – il basso continuo a sostegno del controcanto armonico a tre di “Magpie” e della dedica strumentale “For Dad”. Un finale sognante ci attende poi in “Waiting”, con una danza dal suono di fisarmonica che ricorda i piccoli momenti felici di Musette.

Nell'intenso racconto delle Unthanks rivivono le tracce di una cultura “alta” che però non rimane sul piedistallo: si fa vicina al sentire umano del nostro tempo, elevando anche noi a uno stato di grazia che nobilita la nostra anima, o perlomeno ci offre questa incantevole illusione.

(18/05/2015)

  • Tracklist
  1. Mount The Air
  2. Madam
  3. Died For Love
  4. Flutter
  5. Magpie
  6. Foundling
  7. Last Lullaby
  8. Hawthorn
  9. For Dad
  10. The Poor Stranger
  11. Waiting
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