Wil Bolton

Inscriptions

2015 (Dronarivm) | ambient, elettronica, ambient-drone

Elettronica descrittiva, arpeggi di chitarra che ricamano paesaggi di un malinconico autunno - emblema di uno stato d'animo più che della stagione in sé - pennellato da morbidi droni elettronici; è questo il nuovo viaggio proposto da Wil Bolton, da quest'anno approdato all'etichetta russa Dronarivm.
Dopo "Marram" - inno alla tenacia, all'attaccamento alla vita e alla resistenza alle avversità - il chitarrista e compositore inglese Wil Bolton volta pagina e si cimenta nella descrizione della labilità della nostra memoria, dei ricordi che si disfano nel tempo, i cui colori tendono al grigio dell'oblio, come nel passaggio tra l'estate e l'autunno. Se "Marram" era stato dedicato - fin dal nome - a una pianta che vive in luoghi desertici e particolarmente ostili alla vita, dando spunto a un approfondimento sulla ostinata volontà di vivere, spesso tanto inspegabile quanto affascinante, "Inscriptions" esplora territori più introspettivi. 

L'idea di "Inscriptions" nasce addirittura nell'autunno del 2011, anno in cui Wil Bolton registra una serie di suoni ambientali a Tallinn, in Estonia; suoni di tutti i giorni presi da piazze, strade, parchi dove giocano i bambini, dalle sponde di un lago. Dopo due anni in cui queste registrazioni sono state messe da parte, Bolton nel 2103 le riprende e - strato dopo strato, loop dopo loop - sovraincide le parti strumentali. L'atmosfera ricreata disegna un autunno che è la metafora della vacuità dei ricordi, delle immagini a colori conservate nella mente che il tempo trasforma lentamente in bianco e nero e che faticano a emergere dai meandri della memoria.
Musica "fuori fuoco", in costante equilibrio tra descrizione e malinconia, colonna sonora dell'oblio delle nostre memorie "annebbiate" dal tempo. Le registrazioni ambientali - ad esempio, i bambini che giocano in un parco in "Seep" - sono infatti appena accennate e sembrano fatui e ormai semi-dimenticati ricordi d'infanzia. I suoni predominanti sono quelli dei droni elettronici, dei rumori di sottofondo, del pianoforte, degli archi e delle corde pizzicate di arpa e chitarra modificate digitalmente. In particolare, la preponderanza della chitarra rende l'ambient descrittivo di Bolton molto originale e diverso dalle apocalissi di Rafael Anton Irisarri, dal romanticismo orchestrale di Eluvium, dalla geniale sperimentazione di Tim Hecker o dalla brutale spazialità di Ben Frost.

Gli arpeggi cristallini della iniziale title track ci introducono subito nel paesaggio autunnale; è come se Bolton ci desse una posto in prima fila per poter osservare comodamente la sua nuova creatura. Il flusso sonoro è interrotto solo da un impercettbile battito elettronico. La successiva "Hedera" accentua le note della chitarra, cullate da un drone triste ma mai inquientante. I ricordi si fanno sempre più radi, l'autunno ha ormai cancellato ogni traccia della stagione precedente; rumori di sottofondo prendono il sopravvento in "Seep", segnata dalle registrazioni di voci catturate dai parchi di Tallin. Gli arpeggi di chitarra danno un ritmo che, per quanto dilatato, è riconoscibile.
I nove minuti di "Cathedral Lines" accentuano l'aspetto solenne e simboleggiano, in modo quasi religioso, un autunno inteso come fine della vita; foglie che cadono e alberi spogli, proprio come la nostra memoria annebbiata destinata a sparire. E' il brano più cupo e opprimente dell'album.
Il finale "Limestone" completa un lavoro di sottrazione assoluta; un lungo drone ripetuto, interrotto solo da finali battiti elettronici sembra dare piccoli bagliori di speranza. Forse l'autunno di Bolton non è eterno.

(06/11/2015)



  • Tracklist
  1. Inscriptions 
  2. Hedera 
  3. Seep 
  4. Cathedral Lines 
  5. Limestone

 

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