Jet Set Roger

Lovecraft nel Polesine

2016 (Snowdonia)
songwriter

La carriera del londinese-bresciano Roger “Jet Set Roger” Rossini si rivela essere un crescendo che dai mediocri “La vita sociale” (2007), “Piccoli uomini crescono” (2010), “In compagnia degli umani” (2012), oltre a un “Great Lost Glam Rock Album” (2009), raggiunge con “Lovecraft nel Polesine” il suo personale picco artistico.
Centro delle sue ballate elegantissime è spesso il pianoforte, ma usato come prodigio di magia. Il pianobar jazzato di “Rovigo” muta fluidamente a limpido inno psichedelico alla Kantner. Scorrono piacevoli, così, motti vocali simili a mantra (“Una buona idea”), lenti pianistici (“La fine del viaggio”), pizzichi di Randy Newman (“Giorni d’attesa”).

Allargando pian piano le possibilità, Rossini scova anche un metamorfismo alla Elio, epurato da qualsiasi scurrilità e qualsiasi doppio senso demenziale, che passa tanto un vaudeville con spezie punk come “Un fortuito incontro” quanto il salmodiare antiemotivo di Giovanni Ferretti in “La ricorrenza” (forse il momento più articolato e meno forma-canzone).
Il canto si fa meno introverso e baritonale e appena più spavaldo nel pub-rock di “E’ sempre festa”, si dota solo di qualche esilissimo coro in “Grand Tour”, uno Springsteen leggero leggero, e accelera astutamente nell’hard-rock di “Qualcosa di importante”.
Il finale è sia reboante, “La burla” (un altro boogie alla E-Street), che campestre, “Che cosa è stato” (una cavatina folk). Che tutte le canzoni siano ripetitive e rilevanti allo stesso tempo è il piccolo miracolo dell’album.

Strano caso di ambizione non ambiziosa. E’ un’opera rock, anche rappresentata come musical, che però procede per monologhi interiori di un solo personaggio, H. P. Lovecraft. La storia prende abbrivio dal carteggio di Montecatini (pubblicato solo nel 2006) sul presunto soggiorno sul Po dello scrittore, ma l’horror suo tipico è stato miscelato a un’indolenza felliniana da “Vitelloni”. Il “libretto” è una semplice favola di otto pagine del fumettista serbo Aleksandr Zograf. Il poetare di Rossini è l’elogio dell’assonanza più umile: rime, parole semplici, solo qualche svago barocco sulla narrazione. L’arrangiamento lo segue senza la minima sbavatura (tanti nomi grossi e scafati, ma bello il controcanto ormai iconico di Angela Kinezly), e fa funzionare tutto a meraviglia, nel suono e nella dinamica. Nella sua medietà che un po’ sintetizza decenni di cantautorato e un po’ s’accontenta, rimane impresso.

11/01/2017

Tracklist

  1. Rovigo
  2. Un fortuito incontro
  3. Grand Tour
  4. E’ sempre festa
  5. Sonia
  6. Una buona idea
  7. La fine del viaggio
  8. Giorni d’attesa
  9. Qualcosa di importante
  10. La ricorrenza
  11. La burla
  12. Che cosa è stato

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