JPEGMAFIA

Black Ben Carson

2016 (Trashfuck Records) | experimental & industrial hip-hop, abstract glitch-hop

All’anagrafe di Flatbush, Brooklyn, dove venne alla luce nel 1989 da genitori di origine giamaicana, è iscritto con il nome di Barrington DeVaughn Hendricks, ma per gli amici è semplicemente Peggy e per gli appassionati di musica JPEGMAFIA, il nome d’arte con cui, dopo essersi trasferito a Baltimora, nel Maryland, cominciò a dare sfogo al suo terroristico e astratto hip-hop. Un pubblico più ampio ha imparato ad apprezzarlo solo dopo la pubblicazione, un paio di anni fa, di “Veteran”, un disco interessante ma confusionario, incapace di raggiungere, per quanto ci riguarda, le vette sperimentali e liriche di “Black Ben Carson”, il suo vero esordio approntato dopo una sfilza di Ep, mixtape e dj mix.

Il titolo fa riferimento a Ben Carson, medico e politico di colore che nel 2015 annunciò di voler provare a ottenere la nomination per le presidenziali americane, correndo sotto il vessillo del Partito Repubblicano (non esattamente quello più amato dalla comunità nera…), salvo poi ritirarsi prima che le cose cominciassero a entrare nel vivo. Sue alcune dichiarazioni contro l’hip-hop, colpevole, a suo dire, di aver contribuito a distruggere i valori tradizionali della comunità nera. Per JPEGMAFIA, insomma, “Black Ben Carson” era un modo per scagliarsi contro quei neri che fanno di tutto per farsi accettare dai bianchi, solo che lui non ama molto le dichiarazioni usa e getta, ha bisogno di giri di parole o, ancora meglio, di titoli ad effetto, come quello del singolo “I Might Vote 4 Donald Trump”, in cui provocatoriamente invitata i “fratelli” a comprendere il fenomeno Trump, invece di farne un semplice (e, diciamolo, fin troppo facile!) bersaglio per i propri insulti.

Diviso in due parti (“Nigger” e “Peggy”), in omaggio all’Ice Cube di “Death Certificate” (1991), uno dei suoi dischi del cuore, “Black Ben Carson” (prodotto in totale autonomia) è un concentrato di hip-hop distorto, deforme, disturbato e disturbante. E questo perché, dietro la silhouette dell’ex-N.W.A., si allunga l’ombra minacciosa dei Throbbing Gristle, sua seconda e decisiva influenza (galeotto fu l’ascolto di “20 Jazz Funk Greats”).
Nella prima parte, JPEGMAFIA osserva, chiuso nel suo angolo come un cane bastardo inferocito, tutti i problemi che la sua gente deve affrontare quotidianamente. Comprende che, nonostante tutto e tutti, “niggas are in a state of emergency” (ancora l’amato Ice Cube, dalla prima riga del suo “certificato di morte”), ma non si deprime: accetta la situazione, accetta il fatto, come egli stesso ebbe a dire all’epoca, che ogni razza del pianeta guardi il suo culo nero dall’alto in basso. E nell’accettarlo, lo indossa come un distintivo d’onore e lo traduce in sonico tormento, che è insieme cacofonico e rarefatto, destrutturato e mutante, malato e ostile, trascinandosi dietro, tra imperfezioni e scorie glitch, riverberi onirici, nebbie acide, bradisismi hi-tech e manipolazioni nevrotiche anche macerie di Clipping., Run The Jewels, B L A C K I E, Dälek e via di questo passo.

Inaugurato dalle atmosfere thrilling di “Drake Era”, “Black Ben Carson” è un viaggio sonoro ricco di tessuti ritmici fratturati e asimmetrici (come le porzioni della foto di copertina, malamente ricucite con dei punti metallici), che fa ricorso a flow anarchici e mutazioni chopped & screwed (“Jpegmafia All Caps No Spaces”), ruvidissime raffiche di harsh-noise, collassi on the run e code deturpate (“Digital Blackface”), balletti androidi (“Black Steve Austin”) o ipnotici (“What's Crackin' Pt. 1 & 2”) e agonie intermittenti che tentano la carta di liturgie degradate nel bel mezzo di una catastrofe glitch (“Cuckold”). La sua versione del cloud-rap si può ascoltare in “I Smell Crack” (bassi cupissimi e spazi dilatati dall’angoscia), “Motor Mouth” (precipizi della psiche, fioriture dub, appigli melodici malsani) e “Black Stacey Dash” (un Lil Peep sotto codeina). E se la title track ci catapulta dentro allucinati soundscape metallurgici, colonna sonora di un uomo sull’orlo della disperazione, le fiammate tipicamente Dälek-iane che infestano “You Think You Know” fanno il paio con un sample tratto da “Title Music From A Clockwork Orange” di Wendy Carlos.

Con l’incubo di “I Just Killed A Cop Now I'm Horny” si apre la seconda parte del disco, decisamente più introspettiva, con JPEGMAFIA a meditare sulla propria vita, ripescando cose, luoghi e persone che hanno significato qualcosa per lui durante il suo primo anno a Baltimora. Quanto alla musica, il livello di sperimentazione è ancora alto, tra lo strambo rituale hi-tech di “Plastic”, il taglio soul con vertigini ipnagogiche di “The 27 Club”, i miraggi psichedelici che s’intravedono oltre le pulsazioni instabili di “Flex The Connect”, l’astratto tributo a “LL Cool J”, le tentazioni trap di “This That Shit Kid Cudi Coulda Been” e quelle dub di “Jerrys”. “Boi” è praticamente Playboi Carti che galleggia in una bolla di vetro, prima di involarsi verso la galassia Oneohtrix Point Never. L’estasi oscena di “Face Down Ass Up” è invece il suono di una psiche che si disfa, smaterializzandosi in segni digitali.
Come accadeva nella prima, anche in questa seconda parte la lezione dei Throbbing Gristle è fagocitata e risputata con ferocia, in modo che la trasfigurazione del suono/rumore assuma una connotazione fortemente psicologica, mentre la deturpazione (fino allo sfregio gratuito) della voce viene a simboleggiare l’odissea dell’"umano", la sua lenta, inesorabile genuflessione dinanzi al simulacro del “tecnologico spinto”. La tragedia sembra essere imminente, suggerisce la conclusiva “Try Me”. Meglio dunque mettere già in salvo un disco prezioso e coraggioso come questo.

(23/09/2020)

  • Tracklist

Nigger

1. Drake Era
2. JPEGMAFIA ALL CAPS NO SPACES
3. Digital Blackface
4. Cuckold
5. I Smell Crack
6. You Think You Know
7. Motor Mouth
8. Black Ben Carson
9. Black Steve Austin
10. Black Stacey Dash2
11. What's Crackin' Pt. 1 & 2

Peggy

12. I Just Killed a Cop Now I'm Horny
13. Plastic
14. Boi
15. Flex the Connect
16. The 27 Club
17. LL Cool J
18. Face Down Ass Up
19. This That Shit Kid Cudi Coulda Been
20. Jerrys
21. 2015 Was a Great Year
22. Try Me



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