Monkees

Good Times!

2016 (Rhino) | pop, beat

Si, diciamolo: i Monkees non erano quella superband che i moderni cultori del pop vogliono farci credere, ma più prosaicamente i progenitori delle boy band. Il loro gioco era però palese, le loro canzoncine da classifica erano deliziosamente naif, per fortuna prive di quella superbia che oggi imperversa tra i nuovi eroi delle classifiche.
Micky Dolenz, Michael Nesmith e Peter Tork sono oggi tre simpatici settantenni e sono i sopravvissuti (manca Davy Jones) della più grande truffa del rock’n’roll. Il loro fu un successo di marketing, un’operazione commerciale perfetta: sfruttando il look dei Beatles la band americana divenne un vero fenomeno sociale e musicale, ma i Monkees più che musicisti erano attori.

“Good Times!” non è un ritorno in scena, piuttosto un vero e proprio atto finale di una rappresentazione sonora che era rimasta in sospeso, dopo il tentativo di emancipazione artistica, non del tutto riuscito, dei quattro attori-musicisti.
Ancora una volta un équipe di autori è dietro le quinte, per un album fortemente voluto dai due dirigenti della Rhino (John Hughes e Mark Pinkus) per celebrare il cinquantesimo anniversario del gruppo.
Adam Schlesinger è l’alchimista pronto a far fuoco e fiamme con gli arzilli vecchietti del pop, rispolverando per l’occasione tutta la sua arte di arrangiatore e produttore, a dar man forte un cospicuo team di musicisti e perfino due tracce vocali riesumate dagli archivi storici.

Scritta da Harry Nilsson, la title track è una di quelle gemme rimaste troppo a lungo nel cassetto (per molti versi quasi un remake della famosa “Last Train To Clarksville”), per l’occasione Micky Dolenz duetta con l’autore (scomparso nel 1994), grazie a una vecchia registrazione del 1968, abilmente miscelata con il nuovo arrangiamento.
Altra operazione in stile Frankestein è quella che permette allo scomparso Davy Jones di essere il protagonista vocale di “Love To Love”, un brano scritto da Neil Diamond, al quale fu negato all’epoca un sicuro successo (scartato per il terzo album “Headquarters”), restando così nell’ombra fino alla meritata riesumazione.
Altri due brani provengono dal passato, ovvero “Gotta Give It Time” e “Wasn’t Born To Follow” (interpretata anche dai Byrds), la prima scritta da Jeff Barry e Joey Levine, la seconda invece firmata dal duo Gerry Goffin e Carole King, in entrambi i casi si tratta di autori già ampiamente presenti nel loro repertorio.

Senza alcun dubbio i Monkees hanno influenzato molti musicisti contemporanei, alcuni hanno trovato il coraggio di omaggiare i loro padri putativi scrivendo alcune canzoni per questo album celebrativo. Primo tra tutti Andy Partridge, il genietto di Swindon, che ritorna a giocare con il beat nella deliziosa “You Bring The Summer”, un’autentica delizia per i fan degli Xtc ormai orfani delle sue miniature pop; anche Rivers Cuomo dei Weezer tiene alto il suo profilo con una delle più belle canzoni dell’album, “She Makes Me Laughs”.
Sorprendente il duo d’autori che si cela dietro la raffinata e articolata “Birth Of An Accidental Hipster”, ovvero Paul Weller e Noel Gallagher.

Adam Schlesinger si cimenta anche come autore con due brani in perfetto stile Monkees-vs-Beatles (“Our Own World”, “I Was There”), mentre Ben Gibbard (Death Cab For Cutie) offre la melodia più delicata e suggestiva dell’album.
La perfezione e la vitalità di “Good Times!” non mancheranno di alimentare dubbi sul probabile maquillage in fase di produzione, ma per un gruppo la cui genesi resta comunque legata a un’abile operazione di marketing, si può affermare senza alcun dubbio che come epitaffio discografico non potevamo sperare di meglio.
L’ultimo capitolo della saga dei Monkees è non solo un delizioso artefatto pop, ma una lezione di classe per tutti gli aspiranti neo-popper.

(28/01/2017)

  • Tracklist
  1. Good Times
  2. You Bring The Summer
  3. She Makes Me Laugh
  4. Our Own World
  5. Gotta Give It Time
  6. Me & Magdalena
  7. Whatever's Right
  8. Love To Love
  9. Little Girl
  10. Birth Of An Accidental Hipster
  11. Wasn't Born To Follow
  12. I Know What I Know
  13. I Was There (And I'm Told I Had A Good Time)




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