BARBARISMS - Browser

2016 (A modest proposal)
folk-pop

Il secondo album dei Barbarisms, trio che proviene da Stoccolma e il cui leader Nicholas Faraone è in realtà statunitense, si pone in un filone che era tornato di moda qualche anno fa e che adesso sembra essere finito un po’ fuori dai gusti degli influencer. Stiamo parlando di un misto tra uno stile melodico e un timbro vocale che si rifà allo stile detto Americana, una leggerezza complessiva dall’attitudine pop e un suono elettrico e pieno che rimanda al rock.

Incuranti di ciò che va per la maggiore, i tre tornano a un anno e mezzo dal debutto con dieci brani nei quali c’è la voglia di proporre un suono immediato e allo stesso tempo curato nei dettagli e fortemente evocativo. Il set strumentale non è molto ampio, essendo composto in prevalenza da due chitarre e una batteria, però c’è sempre una grande attenzione in tutti i brani nell’utilizzare gli strumenti non come un mero accompagnamento allo scheletro delle canzoni, bensì come mezzo per far arrivare all’ascoltatore un immaginario ben definito, dal punto di vista sia dell’atmosfera che delle sensazioni espresse. Anche la batteria non si limita mai a tenere semplicemente il ritmo, ma entra ed esce in modo ragionato e con un suono più secco o più rotondo a seconda delle necessità. Per quanto riguarda gli arrangiamenti, si svaria tra crescendo, sbalzi di intensità e sovrapposizioni, e, come detto, nulla risulta mai invadente ma allo stesso tempo le scelte hanno un certo peso nel dare una forma quasi plastica ai brani.

Per quanto riguarda gli altri aspetti delle canzoni, il timbro vocale è sempre pieno e ha quel giusto tocco di sporcizia per risultare molto espressivo e adatto sia al suono sopra descritto che allo stile melodico. Quest’ultimo punta su una facilità di ascolto che non vuol dire immediatezza, nel senso che le melodie in sé sono fatte, per lo più, per essere assimilate dopo qualche passaggio e non subito; in alcuni casi sono comunque più definite e possono rimanere nella testa di chi ascolta più facilmente, mentre in altri sono particolarmente sfuggenti. Il songwriting è per lo più aderente alla forma-canzone tradizionale, ma ci sono alcuni momenti in cui lo sviluppo del brano è un po’ fuori dagli schemi, in particolare il singolo “I Haven’t Seen You in Days”, che finisce quasi all’improvviso invece di prolungare l’ultimo ritornello.

Tra il folk-pop dell’iniziale “Heaviest Breather”, il country di “Lost Positions”, il flusso di coscienza di “Ice Storms #2” e gli scatti di rabbia di “I Would Not Ask”, questo è un disco che magari non è portatore di una particolare originalità, ma ha un’anima e una propria identità, e rappresenterà un ascolto ricco di calore per chi vorrà dargli una possibilità.

05/05/2016

Tracklist

  1. 1. Heaviest Breather
  2. 2. Lost Positions
  3. 3. I Have Not See You in Days
  4. 4. Prison Rules
  5. 5. Older Than Birds
  6. 6. Rico of the White Nights
  7. 7. Ice Storms #2
  8. 8. I Would Not Ask
  9. 9. Eternal Recur
  10. 10. Tastemaker

BARBARISMS sul web