“Incipit” dà l’impressione di un’opera teatrale che inizia, di un sipario che si apre per dare l’abbrivio a un grande spettacolo, a metà tra teatro e cabaret. Si arriva alla splendida “Precipices”, in constante bilico tra classicità e modernità; non solo mille voci in una, ma mille mondi in cinque minuti. Teatro e atmosfere decadenti ai massimi livelli, ma mai davvero dark nell’accezione che la musica rock ha dato al termine negli ultimi decenni.
In “L’Entropico Squallore” e “To The Center (Of The Earth, Of The Heart)” l’autore si mostra ancora dotato di una voce unica e straordinaria, capace di continui cambi di registro, lontana anni luce dai parametri che da troppi anni ci impone la tv mainstream.
Ancora oscurità in “Nequaquam” con la voce sofferta e quasi inumana di Coucou Selavy, stavolta accompagnata da poche note di chitarra e minimali loop di piano. “Orfeo, Banfi, Lino-lillà” è un delirante percorso in mondi new wave che ricordano i Joy Division di Closer con intermezzi teatrali che si disperdono nel vento elettronico finale.
La brevissima “All This World” inizia con andamento folk per poi trasformarsi in un originalissimo brano con voci classiche snaturate. Ancora voci (il plurale non è un caso) di livelli sublimi nei quarantacinque secondi di “Nada Rosso Sangre Alla Sera”. Il finale “What Hides (Or Skyes)” è un collage psicotico dei mille mondi narrati da Coucou Selavy, che qui nasconde la sua traccia fantasma, l’irriconoscibile “24.000 Baci”, stravolta nel suo processo di violenta decostruzione.
“Nequaquam Voodoo Wake” mostra un autore a livelli altissimi di ispirazione e soprattutto di potenzalità. Davvero si ha difficoltà nel comprendere oggi quali saranno le possibilità future di Coucou Selavy se il destino e la fortuna gli permetteranno di mantenere una tale pulsione artistica.
20/03/2016