Gallant

Ology

2016 (Mind of a Genius) | neo-synth-soul

Una settimana fa Gallant si è esibito al Tonight Show di Jimmy Fallon, che al momento è il talk show più popolare d'America assieme a quello di James Corden. L'effetto, per ora, non è stato virale come nel caso di Janelle Monae o dei Future Island quando si presentarono da Letterman, ma si può dire che il ragazzo ha dato veramente spettacolo: ha cantato a squarciagola ed è saltato sul divano come un pazzo, pur mostrando un vago senso di disagio ancora dipinto negli occhi - sembrava di vedere James Brown in preda a una crisi di nervi. Del resto, il debutto su Tv nazionale dev'essere un'esperienza intimidatoria per chiunque.

L'attuale stato d'animo del giovane Gallant si deduce infatti dalla copertina di questo "Ology", che è probabilmente una delle più esplicative dell'anno in corso: la tonalità grigio nebbia e il volto coperto da un broncio ci riportano all'immagine di un ragazzo insicuro e in preda ai blues esistenziali, così come si era intravisto sullo spettrale Ep di debutto "Zebra" (2014), che richiamava il primo Weeknd. Ma il broncio di "Ology" è stato dipinto in oro, come a voler significare una presa di coscienza del proprio talento e delle proprie capacità - certamente la lampadina si sarà accesa anche quando Gallant si è trovato a cantare "Blue Bucket Of Gold" con Sufjan Stevens e, più recentemente, ha ospitato Seal sul palco del Coachella, allargando esponenzialmente il suo circuito di pubblico.

Chiunque si addentri nell'ascolto di "Ology" può constatare che a Gallant il talento non manca, e che l'hype per una volta potrebbe essere meritato. Le sue performance si snodano con trasporto e la voce sa impennarsi in un falsetto a dir poco vertiginoso, ma senza mai scadere nei classici ventriloquismi da talent show; il suo più naturale ispiratore potrebbe essere Maxwell, il quale infatti deve essersi sentito il fiato sul collo, dal momento che ha deciso di tornare proprio adesso dopo anni di silenzio. Certo è che "Jupiter" sembra davvero rubata a lui.
Ma sul resto Gallant non indugia poi troppo in romanticismi di sorta, è la sua inquietudine a prendere il sopravvento su pezzi dai titoli esplicativi come "Shotgun" (bellissimo ritornello), o la coppia etilica di "Bourbon" e "Counting". Quando invece è la sua vocalità a prendere piede, arrivano momenti travolgenti come "Weight In Gold" e "Talking To Myself", mentre verso il finale non mancano un vaghissimo accenno di base drum'n'bass ("Percogesic") e una bella sviolinata ("Chandra") a sparpagliare un po' di polvere d'oro.

Quel che si può imputare a "Ology" è una scrittura forse troppo classica, ma soprattutto la monotonia nella produzione, che è principalmente affidata a STiNT e al compagno di etichetta ZHU. Le canzoni di Gallant fanno (giustamente) perno sulla voce e su un'interpretazione sempre spassionata, ma a tratti sarebbe stato opportuno accentuare un po' quegli archi, o imprimere una timbrica diversa ai sintetizzatori che si muovono fin troppo in secondo piano ma che, allo stesso tempo, formattano il suono del piano e delle chitarre, togliendo brillantezza all'impasto acustico. Difatti, il momento migliore dell'intero disco arriva con "Skipping Stones", ovvero l'unica produzione in scaletta firmata dall'abilissimo Adrian Younge, e arricchita dall'arrivo di un ospite d'onore - Jhené Aiko - che entra in contropiede sulla seconda parte del pezzo: di diritto tra i momenti più belli dell'anno.

Non dimentichiamoci comunque che siamo pur sempre di fronte a un album di debutto che è stato realizzato con un budget non troppo sostanzioso. Gallant è ancora giovanissimo ma mostra già tutti i crismi di un talento fresco, genuino e (fortunatamente) ancora in evoluzione; se adesso anche il resto d'America alzasse le orecchie, in futuro ne sentiremmo sicuramente delle belle.

(23/05/2016)



  • Tracklist
  1. First
  2. Talking to Myself
  3. Shotgun
  4. Bourbon
  5. Bone + Tissue
  6. Oh, Universe
  7. Weight In Gold
  8. Episode
  9. Miyazaki
  10. Counting
  11. Percogesic
  12. Jupiter
  13. Open Up
  14. Skipping Stones feat. Jhené Aiko
  15. Chandra
  16. Last




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