Adrian Younge

Something About April II

2016 (Linear Labs) | soul, blaxploitation

Nella lista dei progetti in cui è coinvolto il trentottenne Adrian Younge, il più curioso è l’Artform Studio, un negozio di dischi che è anche un salone di bellezza e hair-styling. Ma il musicista americano è anche un professore di diritto per gli operatori del mondo dello spettacolo, nonché produttore cinematografico.
La sua carriera discografica non è meno variegata: collaboratore con Ghostface Killah nei due capitoli di “Twelve Reasons To Die” e produttore dell’ultimo album di Bilal “In Another Life”, Younge ha una personale ossessione per le colonne sonore, al punto che, dopo averne realizzata una per “Black Dynamite” nel 2009, ha dato vita al film immaginario “Something About April” al solo scopo di mettere in piedi un commento sonoro a base di sampler, funky, psychedelic-soul, doo-woop e Morricone –style.

Autentico cultore dell’era analogica e di tutto quello che girava intorno alla musica soul negli anni 60 e 70, Adrian Younge ha prima riesumato e rinnovato il mito dei Delfonics con l’affascinante “A. Y. Present The Delfonics”, poi ha messo in fila Isaac Hayes, Marvin Gaye, Curtis Mayfield e James Brown per il suo primo vero album di canzoni “Something About April II”. 
Accantonata in parte l’arte del sampling e messa da parte l’anima hip-hop, Younge si concentra maggiormente sulla scrittura, affidando le sue creature alle voci di Loren Oden, Karolina, Bilal e Laetitia Sadier. Ed è la retro-mania il punto nodale di questa nuova creazione discografica.

Come un novello Quincy Jones, il musicista e produttore americano presta attenzione ai dettagli con arrangiamenti raffinati e variegati. L’equilibrio stilistico è messo spesso in crisi dal costante effetto deja-vu, ma Younge è uno stilista di gran classe, taglia e cuce scampoli di quel soul psichedelico che va da Shuggie Otis ai Temptations incrociandone le virtù con il moderno soul di Bilal, l’art-pop degli Stereolab e i ritmi electronic-jazz alla Tortoise.
Grandi protagoniste sono le voci che arricchiscono la notevole orchestrazione dei brani: possente e tenace Karolina in “Winter Is Here”, tormentata e granitica Loren Oden nell’intrigante “Sittin By The Radio” e poi nostalgica e retrò nel sensuale soul psichedelico di “Sandrine”.
A Laetitia Sadier spetta il compito di introdurre soluzioni post-moderne nel lounge-soul di “Step Beyond” e “La Ballade” (entrambi condivise con Bilal), per poi affondare il colpo di grazia con “Memories Of War” perfetta sintesi della nuova blaxploitation musicale messa in opera da Adrian Younge.

State ancora leggendo la recensione?, uscite subito in cerca di un negozio di dischi, la lussuria è di nuovo tra noi.

(04/04/2016)

  • Tracklist
  1. Sittin' By The Radio
  2. Winter Is Here
  3. Sandrine    
  4. Step Beyond    
  5. Sea Motet    
  6. Memories Of War    
  7. Psalms
  8. Magic Music    
  9. Ready To Love
  10. La Ballade
  11. April Sonata
  12. Hands Of God    
  13. Hear My Love  








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